Con un annuncio giunto a sorpresa nelle prime ore della mattinata, il Primo Ministro del Regno Unito, sir Keir Starmer, ha rassegnato le proprie dimissioni. La decisione, pur giungendo inattesa nelle tempistiche, segue giorni di forti pressioni politiche all’indomani della netta vittoria di Andy Burnham alle elezioni suppletive nel collegio di Makerfield. Davanti al numero 10 di Downing Street si sono radunati in massa reporter e troupe televisive per seguire gli sviluppi di una giornata che segna una svolta nell'esecutivo britannico.

Secondo quanto riportato dal quotidiano economico italiano Il Sole 24 Ore, le prime indiscrezioni sul passo indietro del premier avevano iniziato a circolare sui principali media britannici già all'alba di lunedì 22 giugno. La decisione formale si è concretizzata proprio mentre Burnham si trovava a Westminster per prestare giuramento come neo-eletto deputato, dopo il successo schiacciante nel voto dello scorso 18 giugno. L'agenda ufficiale di Starmer per la giornata odierna non prevedeva variazioni: in mattinata era infatti in programma il consueto briefing del portavoce di Downing Street, mentre per il pomeriggio era attesa la sua relazione alla Camera dei Comuni sugli esiti del recente vertice del G7.

Subito dopo l'annuncio, il premier dimissionario ha delineato i primi passi per la transizione interna al partito di governo. Starmer ha dichiarato che le candidature alla leadership del Partito Laburista potranno essere presentate dal 9 al 16 luglio, spiegando di aver formalmente richiesto al Comitato Esecutivo Nazionale (NEC) del Labour di definire con precisione il calendario per la corsa alla successione. Questo schema temporale, ha precisato lo stesso Starmer, è stato concepito per garantire che il nuovo leader del partito sia già in carica entro la ripresa dei lavori parlamentari, prevista per il mese di settembre.

Il cambio al vertice del governo avviene alla vigilia di una ricorrenza dal forte valore simbolico: domani, 23 giugno, ricorrono infatti i dieci anni dal referendum sulla Brexit del 2016. Con l’uscita di scena di Starmer rimasto in carica per quasi due anni e la successiva nomina del suo successore, il Regno Unito vedrà salire a sette il numero dei Primi Ministri che si sono alternati a Downing Street nell'ultimo decennio. Un dato che i commentatori politici concordano nel definire come un segnale di prolungata instabilità, straordinario per la tradizione istituzionale britannica.