Matteo Renzi apre a Giuseppe Conte e, inevitabilmente, agita il centrosinistra proprio sul terreno più delicato: quello della leadership. Da Milano, dove ha presentato il suo ultimo libro, il leader di Italia Viva ha fissato una regola semplice per costruire la futura coalizione: primarie aperte e tutti schierati, dopo il voto, con chi le avrà vinte. Anche se quel nome fosse quello dell’attuale presidente del Movimento 5 Stelle.

"Sì, se ci sono le primarie, chi le vince rappresenta tutti. Poi io faccio di tutto perché non le vinca quello che considero il più distante. Ma se le vince, governa lui. Punto", ha detto Renzi rispondendo alla domanda sull'eventualità di una vittoria di Conte.

Parole destinate a pesare perché arrivano mentre nel centrosinistra è tutt'altro che risolta la partita per la candidatura a Palazzo Chigi. Renzi non pronuncia il nome di Elly Schlein in contrapposizione a Conte e non mette formalmente un veto sulla segretaria dem, ma il messaggio politico è evidente: per Italia Viva la guida della coalizione non può essere considerata assegnata in partenza. Se si andrà alle primarie, sarà il voto a decidere chi guiderà l'alleanza.

Un passaggio particolarmente significativo proprio mentre dentro il Pd si discute della candidatura della stessa Schlein. Il responsabile Organizzazione dem Igor Taruffi ha infatti ricordato che lo statuto del partito indica nella segretaria la candidata a Palazzo Chigi e, nell'ipotesi di primarie di coalizione, la candidata del Pd. Renzi, invece, sposta il baricentro fuori dai confini del Nazareno: chiunque vinca la competizione dovrà essere riconosciuto da tutti.

Persino Conte. Nonostante le distanze tra Italia Viva e Movimento 5 Stelle restino profonde. "Noi siamo quelli che hanno portato Mattarella al Quirinale, loro Salvini al Viminale", ha ricordato l'ex presidente del Consiglio, senza cancellare anni di scontri politici. Ma questa volta Renzi separa i conti del passato dalla costruzione dell'alleanza futura.

Le divergenze rimangono evidenti soprattutto sulla politica estera. Sull'Ucraina il leader di Italia Viva mantiene una posizione netta: interrompere il sostegno militare ed economico a Kiev, sostiene, non significherebbe mettere fine alla guerra, bensì mettere a rischio la stessa sopravvivenza dell'Ucraina e, nella sua lettura, la sicurezza dell'Europa.

Poi arriva l'altro bersaglio: Carlo Calenda. Renzi torna sulla fine del Terzo Polo e attribuisce a quella rottura l'assenza di un'area centrista sufficientemente forte da condizionare gli equilibri del centrosinistra. "Se qualcuno non avesse rotto il Terzo Polo nel modo più scriteriato possibile, oggi ci sarebbe un polo di centro capace di fare da ago della bilancia", sostiene, prima di attaccare chi continua a dividere sulla base dei veti personali: "È il populismo degli antipopulisti".

Il progetto di Renzi appare quindi costruito su due binari: ricomporre un'area riformista e centrista capace di pesare nella coalizione e lasciare agli elettori delle primarie la scelta della leadership. Senza incoronazioni preventive.

E sul "campo largo" arriva anche un'altra precisazione. Renzi non cerca fotografie di famiglia: "Io non ho bisogno di stare nella foto con Bonelli". Ringrazia invece il sindaco di Milano Beppe Sala per aver sollecitato il centrosinistra a non escludere Italia Viva e chiede che il confronto si sposti sui programmi per i prossimi dieci anni.

La partita, dunque, è appena cominciata. Conte vuole le primarie, il Pd rivendica Schlein come propria candidata e Renzi accetta la sfida dei gazebo, arrivando a dire che riconoscerebbe persino una vittoria del leader Cinque Stelle. Una cosa, almeno, emerge con chiarezza dalle parole dell'ex premier: per Italia Viva il nome del candidato alla guida del centrosinistra non è già scritto.