Il Consiglio dei ministri ha approvato oggi la riforma della disciplina sulla responsabilità amministrativa degli enti prevista dal decreto legislativo 231 del 2001. Ad annunciarlo è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha definito il provvedimento "un impegno mantenuto con le imprese italiane", sottolineando come la riforma sia finalizzata a ridurre gli oneri amministrativi, in particolare per le piccole e medie imprese, senza costi aggiuntivi per lo Stato.
"Taglia gli oneri amministrativi a carico delle aziende, soprattutto le più piccole, stabilisce regole chiare per chi fa impresa e consente di salvaguardare la continuità aziendale e difendere i lavoratori, soggetti estranei a eventuali comportamenti illeciti dei propri datori di lavoro", ha affermato Meloni. "Il messaggio è chiaro: la responsabilità d'impresa non può trasformarsi automaticamente in criminalizzazione d'impresa". La premier ha quindi ribadito che l'esecutivo continuerà a sostenere "chi produce, crea ricchezza e occupazione in Italia", con l'obiettivo di semplificare l'attività delle imprese.
Il decreto legislativo 231/2001 ha introdotto nell'ordinamento italiano la responsabilità amministrativa degli enti per una serie di reati commessi, nell'interesse o a vantaggio dell'organizzazione, da amministratori, dirigenti o dipendenti. Prima dell'entrata in vigore della norma, infatti, il principio della responsabilità penale personale impediva di attribuire conseguenze sanzionatorie direttamente alle società.
La disciplina prevede che anche un'impresa possa essere chiamata a rispondere di illeciti derivanti da reato, con sanzioni che possono andare dalle multe fino a misure interdittive particolarmente gravose, come la sospensione dell'attività, il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, l'esclusione da contributi e agevolazioni, la confisca dei profitti e la pubblicazione della sentenza di condanna. L'attuale normativa consente alle aziende di andare esenti o di ottenere un'attenuazione della responsabilità qualora dimostrino di aver adottato e attuato efficacemente un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire i reati, il cosiddetto "Modello 231", vigilato da un organismo indipendente.