Marco Rizzo torna in campo e questa volta lo fa con un progetto destinato a far discutere. L'uomo che per decenni è stato identificato con il comunismo italiano rompe definitivamente gli argini della vecchia appartenenza politica, boccia senza appello la sinistra di oggi e lancia Italia Domani, un movimento che punta a raccogliere consensi ben oltre i confini tradizionali.

A raccontare la nuova sfida è lo stesso Rizzo in un'intervista a Il Giornale, nella quale mette subito in chiaro il punto di partenza: "Con questa sinistra le cose sono totalmente chiuse". Una frase che pesa ancora di più pronunciata da chi ha attraversato da protagonista una lunga stagione della sinistra italiana e che oggi sostiene di non riconoscersi praticamente più in nulla di ciò che quel mondo politico rappresenta.

Il bersaglio principale è il Pd, accusato di essersi progressivamente allontanato dal proprio elettorato storico e soprattutto dai ceti popolari. Secondo Rizzo, la sinistra avrebbe smesso da tempo di rappresentare operai, lavoratori e fasce sociali più fragili, concentrandosi invece su battaglie e parole d'ordine percepite come lontane dai problemi quotidiani di una parte consistente del Paese.

Ed è proprio qui che nasce la scommessa di Italia Domani. Non l'ennesimo partitino nostalgico destinato a presidiare qualche decimale, almeno nelle intenzioni del fondatore, ma un progetto che prova a mescolare categorie politiche che fino a pochi anni fa sarebbero sembrate inconciliabili: centralità del lavoro e protezione sociale da una parte, sicurezza, controllo dell'immigrazione, sovranità nazionale e critica al politicamente corretto dall'altra.

Rizzo guarda soprattutto a quell'Italia che considera dimenticata dai grandi partiti. Nell'intervista cita anche la progressiva perdita di peso economico del Paese negli ultimi decenni e mette la questione sociale al centro della propria proposta. Ma contemporaneamente utilizza un linguaggio sulla sicurezza che difficilmente potrebbe essere confuso con quello della sinistra progressista: più certezza della pena, nuove carceri e lavoro durante la detenzione. Anche sull'immigrazione la posizione è netta: chi delinque deve essere espulso, senza però trasformare la questione in una battaglia contro gli immigrati in quanto tali.

C'è poi il tema della guerra, altro terreno sul quale Rizzo prova a distinguersi dal sistema politico tradizionale. Contesta l'invio di armi all'Ucraina, rivendica una posizione di neutralità e punta su una linea fortemente critica verso il coinvolgimento italiano nei conflitti internazionali. Un'impostazione che può intercettare pezzi di elettorato provenienti da storie politiche molto differenti.

Ma la vera domanda riguarda inevitabilmente il rapporto con il centrodestra. Ed è qui che la risposta diventa politicamente interessante. Rizzo non annuncia alleanze e prende le distanze da alcune scelte del governo Meloni, ma non alza neppure un muro. Alla domanda su una possibile convergenza risponde sostanzialmente: "Vediamo". Poche lettere che, nel linguaggio della politica, valgono molto più di una lunga dichiarazione.

Perché il progetto di Rizzo sembra voler nascere proprio fuori dalla tradizionale divisione tra destra e sinistra. L'obiettivo dichiarato è intercettare soprattutto chi alle urne non va più, oltre a recuperare elettori delusi tanto dalla sinistra quanto dal Movimento 5 Stelle. Una platea enorme, almeno potenzialmente, ma anche difficilissima da trasformare in consenso organizzato.

Ed è questo il vero banco di prova. Rizzo parte da una posizione apparentemente paradossale: un uomo proveniente dalla storia comunista che oggi può risultare più vicino a una parte dell'elettorato conservatore e popolare che alla sinistra contemporanea. Non perché sia improvvisamente diventato un uomo di destra, ma perché nel frattempo sono cambiate le categorie, gli elettorati e soprattutto le priorità percepite dagli italiani.

Italia Domani dovrà dimostrare di essere qualcosa di più di un'operazione costruita attorno alla notorietà del suo leader. Ma una cosa Rizzo sembra averla capita: c'è un pezzo d'Italia politicamente orfano, arrabbiato con la sinistra, diffidente verso i partiti tradizionali e alla ricerca di un'offerta diversa. È lì che vuole infilarsi. E i primi numeri sembrano suggerire che lo spazio possa esserci: il nuovo movimento viene già accreditato da alcune rilevazioni oltre la soglia del 3%, un risultato tutt'altro che marginale per una forza appena scesa in campo. Se quella percentuale dovesse consolidarsi e trasformarsi in consenso reale nelle urne, Rizzo potrebbe passare rapidamente dal ruolo di outsider a quello di variabile capace di pesare sugli equilibri politici italiani.