Nuovo capitolo giudiziario nella vicenda del devastante incendio di Crans-Montana, la tragedia che nella notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026 costò la vita a 41 persone e provocò 115 feriti. La Procura del Canton Vallese ha respinto la richiesta dello Stato italiano di costituirsi parte civile nel procedimento penale aperto per accertare le responsabilità del rogo scoppiato all'interno del bar "Le Constellation".
Il provvedimento, datato 23 luglio e notificato all'avvocato ginevrino Romain Jordan, incaricato dall'Avvocatura dello Stato, esclude l'Italia dal processo in qualità di parte civile. La decisione si fonda sul diritto processuale svizzero, che consente tale costituzione soltanto ai soggetti che abbiano subito un danno diretto. Secondo gli inquirenti elvetici, i costi sostenuti dall'Italia per l'assistenza sanitaria, logistica e di protezione civile ai propri cittadini rappresentano invece un danno indiretto e, come tale, non sufficiente a legittimare la partecipazione al procedimento. Una possibilità che diversi esperti di diritto svizzero avevano già indicato come altamente probabile nei mesi scorsi.
La richiesta italiana era stata depositata lo scorso 29 aprile su impulso della Presidenza del Consiglio, con l'obiettivo di chiedere il risarcimento delle ingenti spese affrontate per soccorrere e assistere i connazionali coinvolti nella tragedia. Palazzo Chigi aveva motivato l'iniziativa sostenendo che il disastro avesse arrecato un danno patrimoniale diretto allo Stato italiano.
Tra le vittime dell'incendio c'erano anche sei giovani italiani: Sofia Prosperi, Chiara Costanzo, Achille Barosi, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti ed Emanuele Galeppini, tutti di età compresa tra i 15 e i 17 anni.
Secondo la ricostruzione degli investigatori svizzeri, il rogo sarebbe stato innescato da una candela scintillante fissata a una bottiglia di champagne. Quando la bottiglia venne sollevata durante i festeggiamenti, la fiamma raggiunse il soffitto decorato con materiale altamente infiammabile e l'incendio si propagò in pochissimi secondi. All'interno del locale si trovavano circa 200 persone, molte delle quali minorenni.
Le indagini hanno inoltre evidenziato gravi criticità nelle misure di sicurezza del locale. L'unica uscita disponibile si rivelò insufficiente a consentire un'evacuazione rapida, tanto che numerosi presenti furono costretti a sfondare una vetrata nel disperato tentativo di salvarsi. Testimoni hanno raccontato scene di panico assoluto, con persone schiacciate l'una contro l'altra mentre cercavano una via di fuga.
Il procedimento penale in Svizzera prosegue nei confronti degli imputati chiamati a rispondere, a vario titolo, delle presunte responsabilità legate alla gestione del locale e al mancato rispetto delle norme di sicurezza. La decisione della Procura riguarda esclusivamente la posizione dello Stato italiano e non incide sui diritti delle famiglie delle vittime e dei feriti, che restano parti offese nel processo. Nel frattempo, la Regione Lombardia si è costituita parte civile per chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali sostenuti a seguito dell'emergenza sanitaria e di protezione civile provocata dalla tragedia.