Prima la promessa delle assenze giustificate, con tanto di appello e contrappello al corteo per ottenerne la cancellazione. Poi le proteste dei genitori e una circolare della scuola che ricorda la regolarità delle lezioni, senza spiegare da dove arrivasse quell’annuncio. Al Leonardo da Vinci di Roma il caso ruota attorno a una domanda precisa: gli studenti hanno fatto tutto da soli oppure qualcuno all’interno dell’istituto aveva dato loro una disponibilità?

A innescare la vicenda è un documento diffuso dai rappresentanti degli studenti in vista della manifestazione di venerdì 23 ottobre davanti alla sede della Città Metropolitana, contro quella che gli organizzatori definiscono una cattiva gestione dei fondi pubblici e contro la mancata manutenzione degli edifici scolastici. Il passaggio che ha allarmato le famiglie è inequivocabile: "Per questa manifestazione abbiamo ottenuto l’assenza giustificata". Non una richiesta ancora da discutere, dunque, ma un risultato presentato ai compagni come già acquisito.

Il foglio descrive anche il meccanismo previsto: "All’inizio e al termine del corteo verranno effettuati, rispettivamente, un appello e un contrappello, al fine di comunicare i nominativi dei partecipanti alla dirigenza e consentire la cancellazione delle assenze". Ai rappresentanti di classe viene chiesto di leggere il documento ai compagni e raccogliere il numero delle adesioni. Una procedura che richiama direttamente la dirigenza scolastica e che rende necessario capire su quali basi sia stata annunciata.

Finito nelle chat dei genitori, il documento ha provocato proteste e richieste di chiarimento, anche da parte del capogruppo della Lega in Assemblea Capitolina, Fabrizio Santori. Un genitore, intervistato da Adnkronos in forma anonima per tutelare i figli, ha raccontato di aver telefonato alla scuola e di non essere riuscito a parlare con preside o vicepreside. Dalla segreteria didattica, sostiene, avrebbe però ricevuto conferma dell’esistenza di un "accordo ufficioso" per concedere l’assenza giustificata. Una ricostruzione che resta attribuita al genitore e che non equivale a una conferma ufficiale della dirigente. L’uomo riferisce di aver minacciato una denuncia ai carabinieri: "Il diritto alla manifestazione è sacrosanto ma non esiste che si spingano i ragazzini a non andare a scuola".

Dopo le lamentele è arrivata la circolare n. 50, protocollata il 21 ottobre e recante il nome della dirigente Rossana Piera Guglielmi. La comunicazione informa della manifestazione, definita "regolarmente autorizzata dalle autorità competenti", precisa che la partecipazione è "libera e volontaria" e ribadisce che l’istituto resterà aperto, con lezioni secondo il consueto orario. Non contiene invece alcun riferimento all’accordo annunciato dagli studenti, agli appelli in piazza o alla cancellazione delle assenze. Secondo quanto appreso dalla redazione, la circolare è stata successivamente ritirata.

È proprio questa sequenza a lasciare aperti gli interrogativi. Giustificare un’assenza e cancellarla sono operazioni diverse, che il documento studentesco accosta senza indicare una disposizione della scuola. Chi aveva eventualmente assunto quell’impegno? La dirigente ne era informata? La segreteria aveva ricevuto indicazioni oppure il racconto dell’accordo nasce da un equivoco?

Se doveva fare chiarezza, la circolare rischia di essere una toppa peggiore del buco: arriva dopo le proteste e ribadisce che le lezioni proseguono, ma non scioglie il dubbio sull’eventuale disponibilità della scuola ad agevolare la partecipazione. Gli elementi disponibili non dimostrano una connivenza della dirigente; rendono però indispensabile una sua risposta esplicita. Perché alle famiglie non basta sapere che venerdì la scuola sarà aperta: devono sapere se qualcuno abbia davvero promesso di cancellare le assenze di chi andrà al corteo e, soprattutto, a quale titolo.