Nuovo durissimo attacco di Ilaria Salis al Governo Meloni. L'europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra interviene sui social contro il nuovo decreto sicurezza, approvato dal Consiglio dei ministri dopo le violenze che hanno accompagnato le manifestazioni degli ultimi giorni, e utilizza parole destinate ad alimentare lo scontro politico.

"Quale sarà il prossimo passo? Licenza di sparare sulla folla in stile Bava Beccaris?", scrive Salis su Facebook, richiamando la sanguinosa repressione dei moti popolari di Milano del 1898, quando l'esercito guidato dal generale Fiorenzo Bava Beccaris aprì il fuoco sui manifestanti.

Un paragone particolarmente pesante, con il quale l'europarlamentare contesta l'impostazione del provvedimento governativo, che prevede nuove misure per la sicurezza pubblica e il contrasto alla criminalità minorile. Nel mirino anche l'impiego dei militari nelle strade di Milano e l'ipotesi, richiamata dalla stessa Salis, di attribuire loro ulteriori poteri di polizia.

"Senza il minimo accenno di autocritica, il Governo post-fascista continua imperterrito sulla strada della repressione", sostiene l'esponente di AVS, secondo la quale gli scontri di Milano rappresenterebbero proprio il fallimento delle politiche adottate dall'esecutivo.

Salis insiste sulla necessità di affrontare le cause sociali del disagio, indicando nel carovita, nei bassi salari e nelle difficoltà dei servizi pubblici le questioni sulle quali il Governo dovrebbe intervenire. "Quello che serve è stato sociale, non Stato di polizia", conclude.

Le sue dichiarazioni riaccendono tuttavia una questione politica tutt'altro che secondaria: fino a che punto la critica alle misure di sicurezza può spingersi senza mettere in secondo piano le responsabilità di chi, durante una manifestazione, ricorre alla violenza? Nel lungo intervento dell'europarlamentare, infatti, l'attenzione si concentra sulle scelte del Governo, mentre non emerge una condanna esplicita degli episodi di devastazione e degli attacchi alle forze dell'ordine.

Il confronto politico resta dunque acceso, con due visioni contrapposte: da una parte l'esigenza di garantire ordine pubblico e tutela dei cittadini, dall'altra la denuncia di una presunta deriva repressiva. Ma evocare addirittura Bava Beccaris, davanti a un decreto che punta a contrastare la violenza nelle piazze, significa alzare ulteriormente i toni di uno scontro già particolarmente esasperato.

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