Il trasferimento del professor Ugo Boggi al Policlinico Gemelli riaccende il confronto politico sul futuro della sanità pisana e, in particolare, sulla capacità di Cisanello di continuare a rappresentare un polo attrattivo per professionisti di alto profilo. Al centro del botta e risposta tra l'europarlamentare della Lega Susanna Ceccardi e il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana Antonio Mazzeo non c'è soltanto il ricambio di alcune figure storiche della sanità pisana, ma la capacità del sistema di assicurare continuità, competitività e nuovi ingressi.

Boggi, professore ordinario di Chirurgia generale all'Università Cattolica, da settembre ha iniziato l'attività clinica e accademica a Roma, al Policlinico Gemelli. L'Azienda ospedaliero-universitaria pisana aveva comunicato il trasferimento sottolineando il contributo del chirurgo alla crescita della chirurgia pancreatica e della trapiantologia renale e pancreatica, anche robotica, e spiegando che resteranno attivi rapporti di collaborazione scientifica con l'Università di Pisa e con l'Aoup.

È da questo passaggio che Ceccardi ha rilanciato una questione più ampia, chiedendo alla Regione quale strategia intenda adottare per garantire la continuità delle strutture e, soprattutto, per mantenere Pisa in grado di attrarre e trattenere professionalità di eccellenza.

Nel suo intervento l'europarlamentare aveva richiamato una serie di avvicendamenti che negli ultimi anni hanno interessato diversi settori della sanità pisana, citando, tra gli altri, Massimo Santini, Raffaele De Caterina, Gabriele Siciliano, Manuela Roncella, Massimo Chiarugi, Francesco Menichetti e Paolo Malacarne. Un elenco accompagnato, nella stessa ricostruzione di Ceccardi, dalla precisazione che i cambiamenti erano riconducibili a pensionamenti o a scelte professionali.

Su questo punto è intervenuto Mazzeo, contestando quella che ha considerato una rappresentazione eccessivamente negativa della situazione. Il vicepresidente del Consiglio regionale ha evidenziato come sette degli otto professionisti richiamati siano andati in pensione, distinguendo quindi il caso di Boggi, legato a una scelta professionale. Mazzeo ha inoltre sottolineato la presenza a Cisanello di una nuova generazione di medici e ricercatori, formatisi all'interno delle scuole professionali costruite negli anni precedenti.

La replica di Ceccardi ha però spostato nuovamente il fuoco della discussione. L'esponente della Lega ha chiarito che la questione posta non riguarda esclusivamente le ragioni per cui alcuni professionisti hanno lasciato il servizio, ma ciò che avviene successivamente.

«Avevo scritto chiaramente che negli ultimi anni a Pisa ci sono stati cambiamenti dovuti a pensionamenti o a scelte professionali», ha ricordato Ceccardi, indicando come tema centrale la necessità di capire «se Pisa sia ancora in grado di attrarre e trattenere le proprie eccellenze come in passato».

Una distinzione che porta il confronto oltre il dato anagrafico dei pensionamenti. Se da un lato il ricambio generazionale è fisiologico e, come sottolineato da Mazzeo, rappresenta anche il risultato della formazione di nuovi professionisti, dall'altro resta da verificare quale sia la capacità di Cisanello di rendere strutturale questo ricambio attraverso l'arrivo di figure di riconosciuto livello nazionale e internazionale.

A fornire alcuni elementi sullo stato degli avvicendamenti è stata la stessa Aoup, che ha ricostruito le principali sostituzioni già avvenute o in corso.

In Neurologia, dopo il pensionamento di Gabriele Siciliano, la direzione è affidata dal 12 novembre 2025 a Roberto Ceravolo. In Chirurgia generale e d'urgenza, dopo il pensionamento di Massimo Chiarugi, dal 20 novembre 2025 è subentrato Federico Coccolini. Per le Malattie infettive, a seguito del pensionamento di Francesco Menichetti, le funzioni sono svolte da Marco Falcone.

Per la Senologia, dopo il pensionamento di Manuela Roncella, la struttura è affidata a Matteo Ghilli in attesa della conclusione delle procedure previste. In Cardiologia 1 l'attività è coordinata da Paolo Caravelli, mentre è in corso l'iter per il reclutamento di un professore ordinario. L'Aoup ha inoltre indicato Davide Ghinolfi alla guida della Chirurgia epatica e del trapianto e Rosario Bellini per la Chirurgia bariatrica.

Particolare attenzione riguarda il Pronto soccorso di Cisanello, uno dei punti richiamati da Ceccardi. Dopo il pensionamento di Massimo Santini, dal 1° novembre 2026 Alessio Bertini assumerà la guida dell'Unità operativa di Medicina d'urgenza e Pronto soccorso. Bertini arriva da Bologna, dove dirige il Dipartimento Emergenza interaziendale dell'area metropolitana e la Medicina d'urgenza e Pronto soccorso dell'Ospedale Maggiore.

L'arrivo di Bertini rappresenta, sul piano concreto, uno degli elementi che ridimensionano l'ipotesi di un sistema privo di sostituzioni o di nuovi ingressi. Allo stesso tempo, proprio la provenienza del nuovo responsabile da un'altra realtà ospedaliera costituisce un esempio della capacità di attrarre professionalità dall'esterno, uno degli aspetti sui quali Ceccardi ha chiesto alla Regione di concentrare l'attenzione.

Il nodo politico, quindi, rimane aperto. Mazzeo rivendica la continuità garantita dal ricambio generazionale e dalle nuove leve formate all'interno delle scuole mediche pisane. Ceccardi, senza negare il peso dei pensionamenti, chiede invece di guardare alla fase successiva: quali professionalità vengono chiamate a sostituire quelle uscite, con quali strategie e con quale capacità di rendere Pisa competitiva rispetto ad altri grandi poli sanitari e universitari.

È una prospettiva che chiama in causa non soltanto l'organizzazione dei singoli reparti, ma anche ricerca, innovazione, formazione e reclutamento. In un sistema universitario e ospedaliero nel quale il capitale umano rappresenta uno degli elementi decisivi, la sostituzione di un professionista non coincide necessariamente con la semplice copertura di un posto.

Il caso Boggi diventa così il punto di partenza di una discussione più ampia. Da una parte la necessità di valorizzare il patrimonio professionale costruito negli anni e garantire un ricambio ordinato; dall'altra l'esigenza di capire se Pisa riesca ancora a essere una destinazione competitiva per medici e ricercatori di primo livello.

Su questo terreno, più che sul conteggio dei pensionamenti, si concentra la domanda posta da Ceccardi. E la risposta, oltre agli avvicendamenti già programmati, passerà dalla capacità del sistema pisano di dimostrare nei prossimi anni di saper non soltanto conservare le proprie competenze, ma anche conquistarne di nuove.