Michele Santoro entra a gamba tesa nel caso Sigfrido Ranucci-Valter Lavitola e lo fa con parole destinate a pesare nel dibattito che da settimane accompagna l'inchiesta sull'attentato contro l'ex conduttore di Report.
Ospite di Massimo Giletti a Lo Stato delle Cose su Rai3, Santoro individua un punto sul quale non concede attenuanti: il comportamento tenuto da Ranucci nei confronti di Lavitola dopo gli sviluppi dell'inchiesta e le ammissioni dello stesso imprenditore.
"Il punto è che dopo che è emerso che Lavitola era reo confesso dell'attentato, Ranucci non ha preso le distanze da Lavitola. Questa cosa è imperdonabile", afferma Santoro.
Poi arriva la frase più pesante, quella che fotografa senza diplomazie il suo giudizio sulla vicenda: "Non ci può essere un'amicizia a prova di bomba".
Santoro distingue nettamente ciò che è avvenuto prima dagli sviluppi successivi. Frequentare Lavitola, andare a cena nel suo ristorante o essergli amico, secondo il giornalista, non rappresentava di per sé una colpa. Il problema nasce dopo.
"Se anche siamo amici io e te e tu mi fai un attentato di questo tipo, ti mando affanculo, chiaro?", scandisce Santoro davanti a Giletti.
Un attacco particolarmente significativo perché arriva da un giornalista che, contemporaneamente, difende il lavoro giornalistico di Report e non si accoda a chi vorrebbe utilizzare l'inchiesta per demolire la trasmissione. Proprio per questo la critica personale a Ranucci acquista un peso ancora maggiore.
Santoro sostiene infatti che la Rai avrebbe dovuto proteggere Report dalle pressioni politiche, ma allo stesso tempo ritiene che Ranucci avrebbe dovuto fare un passo indietro dalla conduzione, almeno in attesa che l'inchiesta chiarisse definitivamente responsabilità e contorni della vicenda.
"Continua a fare il tuo lavoro in redazione, ma allontanati dalla conduzione e aspettiamo che l'inchiesta giudiziaria si risolva", è, in sostanza, il consiglio che Santoro avrebbe dato al collega.
La vicenda resta giudiziariamente complessa. Lavitola ha ammesso un proprio ruolo nell'organizzazione dell'attentato dell'ottobre 2025, sostenendo però una versione secondo la quale avrebbe agito con l'intenzione di rafforzare la protezione di Ranucci. Una ricostruzione che non coincide con quella prospettata dalla Procura di Roma, che continua a indagare sul movente e sulle responsabilità dei diversi soggetti coinvolti.
Sul piano pubblico, però, Santoro pone una domanda difficilmente eludibile: fino a dove può spingersi un rapporto personale quando dall'altra parte c'è chi ammette di aver avuto un ruolo nell'organizzazione di un attentato contro di te?
Per Michele Santoro la risposta non ammette zone grigie. Un'amicizia può sopravvivere a molte cose. A una bomba, no.