Sapienza al voto, la scelta del rettore riguarda tutto il Paese

Alla Sapienza di Roma l’elezione del rettore per il sessennio 2026-2032 non è ancora conclusa. Il decreto di indizione dell’11 maggio 2026 ha fissato un calendario con tre tornate e un ballottaggio, tutti in ottobre.

Il primo turno, chiuso il 9 ottobre, non ha decretato la nomina ma ha visto un’affluenza dell’80,7%. Sono seguiti i ritiri di Maria Sabrina Sarto e di Riccardo Faccini, che ha dichiarato il propriosostegno ad Antonio Carcaterra; anche la terza votazione si è conclusa senza maggioranza assoluta, quindi si va al ballottaggio tra Fabio Lucidi e Antonio Carcaterra. Nell’ultima tornata Carcaterra era avanti con 1.584 voti contro 1.305. Ora si passa all’atto finale con il voto del 27, 28 e 29 ottobre dalle 9 alle 18 e il 30 ottobre dalle 9 alle 12.

Un esito completamente diverso dal 2020, quando Antonella Polimeni fu eletta già alla prima votazione.

L’Ateneo diviso

Il primo turno ha mostrato che l’ateneo non vota in blocco. Secondo Open, Lucidi ha raccolto soprattutto il sostegno dei docenti, D’Urso è risultato forte tra i rappresentanti degli studenti e Carcaterra ha ottenuto un buon risultato tra il personale tecnico-amministrativo. Il corpo elettorale comprende infatti professori, ricercatori, personale tecnico-amministrativo e rappresentanti degli studenti.

C’è anche un elemento di discontinuità. Sempre secondo Open, per la prima volta dopo 18 anni, in cui si sono succeduti tre rettori dell’area medica, alla guida dell’ateneo potrebbe arrivare un docente di un’altra disciplina. Carcaterra, ingegnere, rappresenterebbe questa discontinuità, mentre Lucidi, docente della facoltà di Medicina e Psicologia, è prorettore dell’amministrazione uscente.

Cosa propongono i due candidati

Lucidi punta su riduzione della burocrazia, digitalizzazione dei processi, rafforzamento del diritto allo studio e un nuovo assetto del Policlinico Umberto I. Carcaterra propone una sede stabile di confronto tra governance, dipartimenti e presidi, chiamata «Agorà». Vuole anche semplificare il sistema di deleghe, che oggi conta oltre 50 tra prorettori e delegati. Entrambi concordano sulla necessità di superare i limiti delle risorse pubbliche, potenziando il Grant Office per sostenere la partecipazione ai bandi europei e internazionali.

Perché riguarda il sistema Italia

La Sapienza è un punto di riferimento per il sistema universitario italiano. Nel QS World University Rankings 2027 (18 giugno 2026) è prima tra le generaliste italiane, 111ª al mondo e seconda assoluta in Italia, il miglior risultato mai ottenuto dall’ateneo. Nel ranking CWUR 2026 è la prima università italiana. In Classics & Ancient History è prima al mondo per il sesto anno consecutivo nel QS by Subject 2026. Chi guida un ateneo con questo profilo ne influenza la reputazione internazionale, e di riflesso quella dell’università italiana nel suo insieme.

È una questione di scala in realtà, qualcuno la definisce il più grande ateneo d’Europa. Secondo studenti.it conta oltre 120.000 studenti, 11 facoltà e 58 dipartimenti. Le scelte su didattica, servizi, diritto allo studio e reclutamento, in un ateneo di queste dimensioni, hanno un peso che va oltre Roma.

Le questioni sul tavolo sono quelle di tutta l’università italiana e non solo di Roma: semplificazione amministrativa, assegnazione delle risorse per il reclutamento, capacità di attrarre fondi competitivi europei, gestione del patrimonio edilizio: sono i temi che dividono i candidati e che riguardano anche gli altri atenei. Il modo in cui la Sapienza li affronterà sarà seguito anche fuori dal Lazio.

Il metodo conta quanto l’esito.

Sapienza è tra i primi grandi atenei a eleggere il rettore interamente online, e una competizione così lunga e combattuta mette alla prova regole e fiducia nella procedura. Un voto che regge a questa prova rafforza la credibilità dell’autogoverno universitario. Va ricordato che il mandato è unico e non rinnovabile, della durata di sei anni: chi viene eletto governa per l’intero sessennio senza la prospettiva di una rielezione. Il ballottaggio decide chi guiderà per sei anni uno degli atenei più grandi e più riconosciuti del Paese. Che vinca la continuità con l’amministrazione uscente o una discontinuità di area disciplinare, la scelta avrà effetti sulla ricerca, sulla formazione e sull’immagine dell’università italiana.