Nel caso Garlasco emerge un documento che riporta l’attenzione su uno dei capitoli più delicati della vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Chiara Poggi: i rapporti tra la difesa di Alberto Stasi e il Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri di Parma. Si tratta di una comunicazione ufficiale datata 17 gennaio 2018, sottoscritta dall’allora comandante del RIS di Parma, colonnello Giampietro Lago, e indirizzata al Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Roma. Una lettera che, a distanza di oltre otto anni, torna a far discutere per il contenuto delle valutazioni espresse al suo interno e per gli interrogativi che solleva sulla gestione delle richieste documentali avanzate dai legali dell’uomo condannato per l’omicidio.

Al centro della comunicazione c’è un’istanza presentata dagli avvocati di Alberto Stasi il 18 dicembre 2017, con la quale veniva richiesto il rilascio di copie di atti e documentazione relativi al procedimento per l’omicidio di Chiara Poggi. Il documento richiama anche precedenti comunicazioni del 13 e 17 novembre 2017 e trasmette ai superiori una bozza di risposta formale predisposta dal comandante del reparto. Non si trattava, dunque, di una richiesta isolata, ma di una questione sulla quale erano già intervenuti diversi scambi di corrispondenza e che evidentemente richiedeva ulteriori valutazioni.

Il documento è una comunicazione ufficiale da parte del Reparto Investigazioni Scientifiche di Parma, datato 17 gennaio 2018. Si tratta di una richiesta di rilascio di copia di atti e documenti relativi all'incidente di Alberto Stasi, indirizzata al Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Roma.
Il documento è una comunicazione ufficiale da parte del Reparto Investigazioni Scientifiche di Parma, datato 17 gennaio 2018. Si tratta di una richiesta di rilascio di copia di atti e documenti relativi all'incidente di Alberto Stasi, indirizzata al Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Roma.

Il passaggio più significativo della lettera è quello nel quale il colonnello Lago manifesta apertamente la preoccupazione che la vicenda possa avere conseguenze legali. Il comandante sottolinea infatti la rilevanza della problematica, osservando che avrebbe potuto interessare in futuro l’intera articolazione del Raggruppamento e che non era da escludere potesse sfociare in possibili contestazioni anche di carattere legale. Un’affermazione particolarmente importante perché contenuta in una comunicazione interna all’Arma dei Carabinieri e non in una dichiarazione della difesa o in una ricostruzione giornalistica.

Ma c’è un altro elemento che rende la vicenda ancora più interessante. Il comandante del RIS di Parma suggeriva espressamente di coinvolgere l’Ufficio Legislazione del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, affinché venisse espresso un parere sulla conformità della posizione assunta dal reparto. In sostanza, la questione sollevata dagli avvocati di Stasi veniva considerata sufficientemente delicata da richiedere una valutazione giuridica ai vertici dell’organizzazione, con l’obiettivo di verificare la correttezza della linea seguita nella gestione della richiesta.

Per comprendere la portata della vicenda occorre ricordare che la difesa di Alberto Stasi, nel corso degli anni, ha più volte cercato di approfondire gli aspetti tecnico-scientifici delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, con particolare attenzione agli accertamenti genetici, ai reperti e alla documentazione utilizzata nelle analisi. Tra le questioni emerse nelle successive ricostruzioni giornalistiche figurano anche le richieste relative ai dati grezzi delle analisi del DNA effettuate sui pedali della bicicletta, un elemento che rende ancora più importante ricostruire con precisione quali documenti fossero stati richiesti e quali risposte fossero state fornite.

Perché il comandante del RIS riteneva possibile l’insorgere di contestazioni legali? Quale posizione aveva assunto il reparto nei confronti della difesa? E quali valutazioni furono successivamente espresse dai vertici dell’Arma? Sono interrogativi che riportano al centro dell’attenzione una fase della vicenda giudiziaria sulla quale appare necessario fare piena chiarezza.

La documentazione successivamente richiamata dalla stampa riferisce anche di un parere dell’Ufficio Legislazione, nel quale sarebbe stata evidenziata la necessità di motivare adeguatamente eventuali dinieghi alle richieste documentali. Un aspetto che merita di essere approfondito attraverso l’esame integrale degli atti, perché la distinzione tra un diniego legittimamente motivato e una decisione priva di adeguato fondamento giuridico può assumere particolare rilevanza nella ricostruzione della vicenda.

Naturalmente, la lettera del 17 gennaio 2018 non dimostra da sola che siano state commesse irregolarità, né che alla difesa siano stati illegittimamente sottratti documenti. Il testo disponibile non contiene infatti l’istanza integrale degli avvocati, la bozza della risposta predisposta dal RIS e tutti i successivi passaggi amministrativi. Sarebbe quindi improprio trasformare una preoccupazione espressa dal comandante in una prova di comportamenti illeciti. Resta però un fatto difficilmente contestabile: all’interno dello stesso apparato investigativo era stata avvertita la necessità di valutare le possibili conseguenze legali della posizione assunta nei confronti della richiesta difensiva.

Il documento assume particolare interesse anche alla luce delle polemiche che continuano ad accompagnare il caso Garlasco, nel quale gli accertamenti scientifici hanno avuto un ruolo centrale e nel quale ogni questione relativa alla disponibilità, alla conservazione e alla possibilità di riesaminare i dati investigativi merita la massima attenzione. La trasparenza nell’accesso agli atti, nel rispetto delle norme processuali e delle competenze delle autorità coinvolte, rappresenta infatti un elemento essenziale per garantire il pieno esercizio del diritto di difesa.

La domanda che rimane sul tavolo è una sola: che cosa accadde concretamente dopo quella lettera e quali documenti furono effettivamente messi a disposizione degli avvocati di Alberto Stasi? È nella ricostruzione completa di quei passaggi, nelle risposte ufficiali e negli eventuali pareri successivi che possono trovarsi gli elementi necessari per comprendere se si sia trattato esclusivamente di una prudente valutazione amministrativa oppure di una controversia più complessa sulla gestione degli atti.

Una cosa, intanto, è certa: già nel gennaio 2018 il comandante del RIS di Parma metteva nero su bianco il rischio di possibili contestazioni legali, arrivando a suggerire il coinvolgimento dell’Ufficio Legislazione del Comando Generale dei Carabinieri. Un particolare documentato che, nel complesso mosaico del delitto di Garlasco, riporta l’attenzione su interrogativi rimasti al centro del confronto tra la difesa e gli apparati investigativi.

Perché in una vicenda giudiziaria segnata da anni di processi, perizie, consulenze e controversie scientifiche, anche la gestione di una richiesta di accesso alla documentazione può diventare un passaggio importante per ricostruire fino in fondo ciò che è accaduto.