Elly Schlein lancia la sfida a Giorgia Meloni e assicura che il centrosinistra sarà in grado di vincere le prossime elezioni politiche indipendentemente dalle regole del voto. Una dichiarazione pronunciata alla Camera, giovedì 8 ottobre, nel corso del dibattito che ha preceduto l'approvazione definitiva della nuova legge elettorale, destinata inevitabilmente ad alimentare lo scontro politico tra maggioranza e opposizione. La segretaria del Partito Democratico non usa mezzi termini, accusa il governo di voler modificare le regole per tutelare la propria permanenza al potere e promette una vittoria dell'alleanza progressista. Peccato che, almeno per il momento, i numeri raccontino una storia decisamente diversa e restituiscano l'immagine di un centrodestra ancora in vantaggio, con Fratelli d'Italia stabilmente primo partito e il Pd distante quasi nove punti percentuali.
"Noi saremo in grado di vincere con qualunque legge elettorale", scandisce Schlein rivolgendosi ai banchi della maggioranza, rivendicando la capacità del campo progressista di costruire un'alternativa all'attuale esecutivo. Secondo la leader dem, la riforma rappresenterebbe un tentativo di piegare le regole democratiche agli interessi di chi governa. "Le regole della democrazia non possono essere piegate alle esigenze di chi governa oggi, perché il potere che oggi esercitate vi è affidato per un tempo", afferma, aggiungendo che il centrosinistra sarebbe comunque pronto a vincere e a cambiare in meglio la vita degli italiani.
Il problema, per Schlein, è che tra le dichiarazioni politiche e le intenzioni di voto degli elettori continua a esserci una distanza significativa. L'ultimo sondaggio realizzato dall'istituto Noto per Porta a Porta, diffuso il 6 ottobre, assegna a Fratelli d'Italia il 28%, in crescita dello 0,3% rispetto alla precedente rilevazione del 22 settembre, mentre il Partito Democratico scende al 19,5%, perdendo mezzo punto percentuale. Un divario di 8,5 punti che, pur non rappresentando una previsione del risultato elettorale, fotografa una situazione ben lontana dalla prospettiva di un imminente sorpasso. Il Movimento 5 Stelle rimane stabile al 12,5%, mentre Alleanza Verdi e Sinistra sale al 6,5%. Numeri che dimostrano come un'eventuale alleanza progressista possa disporre di un bacino elettorale significativo, ma che non garantiscono automaticamente la possibilità di conquistare la maggioranza, soprattutto in assenza di un accordo politico e programmatico tra tutte le forze coinvolte.
Lo scontro, tuttavia, non riguarda soltanto le prospettive elettorali. Schlein contesta duramente anche il contenuto della riforma, approvata dalla Camera con 227 voti favorevoli e 164 contrari, accusando la maggioranza di aver imposto una modifica delle regole senza un'autentica condivisione parlamentare. Nel mirino della segretaria democratica finiscono soprattutto il sistema dei capilista bloccati, il mancato ripristino delle preferenze, le disposizioni sulla rappresentanza di genere e l'inasprimento degli obblighi per la raccolta delle firme. Su quest'ultimo punto Schlein denuncia il passaggio da 40mila a 372mila sottoscrizioni per le nuove formazioni politiche, contestando anche l'impossibilità di utilizzare la raccolta digitale. Accuse pesanti che si accompagnano a un paragone con Donald Trump, evocato dalla leader del Pd per sostenere che la maggioranza starebbe riscrivendo le regole della competizione politica a proprio vantaggio.
Particolarmente duro l'affondo rivolto direttamente alla presidente del Consiglio sulla rappresentanza femminile. Schlein accusa Meloni di aver sacrificato la parità di genere nella nuova normativa elettorale e sostiene che l'arrivo della prima donna alla guida del governo non abbia prodotto, a suo giudizio, un rafforzamento delle garanzie per le altre donne. La segretaria democratica denuncia inoltre il ricorso a tre voti di fiducia, ricordando come la stessa premier avesse precedentemente definito la legge elettorale una materia di competenza parlamentare. Da qui l'accusa di incoerenza politica, accompagnata dalla battuta sulle presunte sentinelle della maggioranza incaricate di controllare il comportamento dei parlamentari durante le votazioni.
La polemica raggiunge il culmine quando Schlein propone provocatoriamente un nuovo slogan elettorale per il centrodestra: "Prima le poltrone". Secondo la leader del Pd, l'esecutivo avrebbe dedicato più energie alla propria sopravvivenza politica che ai problemi quotidiani dei cittadini, dalla situazione economica alle difficoltà delle famiglie. Una lettura radicalmente opposta a quella della maggioranza, che difende invece la riforma come uno strumento per garantire maggiore stabilità e governabilità, mentre le opposizioni parlano di una legge costruita per favorire chi detiene attualmente il potere.
Resta però un elemento politico che difficilmente può essere ignorato. La rilevazione Noto per Porta a Porta assegna al centrodestra il 43,4% dei consensi, in crescita di 1,1 punti, mentre il cosiddetto campo largo, comprendendo anche Italia Viva e Più Europa, raggiunge il 42,8%, con un incremento di appena un decimale. La distanza tra le coalizioni è dunque contenuta, appena sei decimi di punto, e questo impedisce di considerare già scritto l'esito delle prossime elezioni. Allo stesso tempo, però, la fotografia dei singoli partiti conferma la forza di Giorgia Meloni e le difficoltà del Pd a recuperare terreno. Per Schlein la vera sfida sarà trasformare una somma di sigle politiche in un'alleanza capace di presentarsi agli elettori con una leadership riconosciuta, un programma condiviso e una prospettiva di governo credibile.
La promessa di vincere con qualsiasi legge elettorale rappresenta certamente un messaggio di mobilitazione rivolto al proprio elettorato, ma tra la sicurezza esibita alla Camera e la realtà dei sondaggi rimane una distanza evidente. Giorgia Meloni continua a guidare il partito più votato d'Italia, mentre Elly Schlein deve ancora dimostrare di poter costruire una coalizione sufficientemente solida da superare il centrodestra. Le elezioni, naturalmente, non si vincono con i sondaggi, ma nemmeno con le dichiarazioni di principio. E per il momento, al di là delle promesse della segretaria democratica, i numeri non certificano affatto quella vittoria che Schlein considera possibile con qualunque sistema elettorale.