La lettera di Elly Schlein a Giorgia Meloni su clima ed energia doveva aprire un confronto con il governo. Il risultato immediato, però, è stato un altro: una nuova tensione nel campo largo, con Giuseppe Conte e Angelo Bonelli che prendono nettamente le distanze dall'iniziativa della segretaria del Pd e la presidente del Consiglio che, al contrario, lascia aperta la porta al dialogo.
La mossa di Schlein, affidata a una lettera pubblicata da Repubblica, ha colto di sorpresa gli alleati. La leader dem ha proposto alla premier un confronto sull'utilizzo dei 14 miliardi di euro disponibili entro il 2028 per accelerare la transizione energetica, mettendo sul tavolo cinque direttrici di intervento. Un'iniziativa partita dal Pd e non preventivamente condivisa con le altre forze della coalizione progressista, circostanza che ha contribuito ad alimentare i malumori.
Il primo muro arriva dal Movimento 5 Stelle. Giuseppe Conte esclude le condizioni per una collaborazione con l'esecutivo, ricordando le divergenze sulle politiche energetiche e sulle trivellazioni e rilanciando una linea di netta opposizione al governo Meloni. Una posizione che segna una distanza evidente rispetto all'apertura scelta dalla segretaria democratica.
Ancora più esplicito Angelo Bonelli. Il leader di Europa Verde contesta non tanto il merito delle proposte avanzate dal Pd, quanto il metodo e soprattutto la disponibilità a collaborare con Palazzo Chigi. Bonelli definisce "incomprensibile" la mano tesa e sostiene che le opposizioni debbano concentrarsi sulla costruzione di un'alternativa al centrodestra.
Il caso diventa ancora più delicato perché arriva mentre le forze del centrosinistra stanno cercando di costruire una piattaforma comune. Secondo Repubblica, tra M5S e Avs l'irritazione riguarda anche la mancata condivisione dell'iniziativa e il fatto che proprio pochi giorni prima Bonelli avesse annunciato un lavoro unitario sull'energia. La lettera solitaria del Pd rischia così di trasformare un dossier programmatico in un nuovo terreno di scontro interno alla coalizione.
Paradossalmente, mentre gli alleati di Schlein alzano il muro, Meloni non chiude la porta. Da Oslo la presidente del Consiglio ha assicurato che approfondirà le proposte "senza pregiudizi" e che eventuali misure ritenute utili potranno essere prese in considerazione. La premier ha anche interpretato alcuni passaggi della lettera come un riconoscimento delle iniziative già avviate dal governo, citando in particolare Piano casa e Conto Termico.
Nel dettaglio, Schlein propone di rafforzare il Conto Termico per le pompe di calore, destinare ulteriori risorse alla riqualificazione energetica delle abitazioni, sostenere la trasformazione energetica delle imprese, investire sul trasporto rapido di massa e potenziare reti elettriche, sistemi di accumulo e infrastrutture di ricarica. Sullo sfondo c'è anche la richiesta di intervenire sulla tassazione dell'energia elettrica.
Ma ormai il tema politico ha superato quello energetico. Schlein cerca un'interlocuzione istituzionale con Meloni, mentre una parte importante dei suoi potenziali alleati considera quella stessa interlocuzione un errore. La segretaria dem ha poi cercato di ridimensionare la lettura politica dell'iniziativa, sostenendo di aver avanzato semplicemente delle proposte e negando l'esistenza di una vera "mano tesa".
Resta però il dato politico: mentre il centrosinistra prova a costruire programma e leadership comuni, sul primo dossier pesante tornano a emergere differenze di strategia, metodo e rapporti con il governo. E questa volta il cortocircuito è ancora più evidente: Meloni apre alle proposte di Schlein, mentre Conte e Bonelli chiudono alla possibilità di collaborare con Palazzo Chigi.