La Francia è attraversata da giorni da una durissima mobilitazione studentesca e, mentre dalle città arrivano notizie di centinaia di arresti, agenti feriti, incendi e scontri, Ilaria Salis guarda a quelle proteste e auspica qualcosa di simile anche in Italia. L'europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra lo fa attraverso un lungo intervento pubblicato sui propri canali social, nel quale sostiene le ragioni degli studenti francesi e indica le condizioni della scuola italiana come terreno sul quale potrebbe nascere una mobilitazione altrettanto vasta.

"È partita dagli studenti delle scuole superiori - soprattutto nelle periferie -, che denunciano le condizioni fatiscenti dei loro istituti, classi troppo numerose, e le difficili condizioni di lavoro del personale scolastico. Si è già allargata alle università, e sta coinvolgendo anche il corpo docente. Si può allargare ancora. Blocchi e manifestazioni sono ovunque in tutta la Francia", scrive Salis, descrivendo un movimento che nelle ultime giornate ha però assunto, almeno in alcune città, caratteristiche ben più pesanti rispetto alla normale dialettica della protesta studentesca.

Il passaggio politicamente più significativo arriva subito dopo, quando l'europarlamentare sposta lo sguardo dalla Francia all'Italia. "Anche in Italia ci sarebbero tutte le ragioni per una mobilitazione di questa portata. Scuole che cadono a pezzi, classi sovraffollate, personale sottopagato e condizioni di lavoro sempre più difficili", sostiene Salis, aggiungendo che il nostro Paese investirebbe nell'istruzione una quota della propria ricchezza nazionale sensibilmente inferiore rispetto alla Francia.

Rivendicazioni che appartengono da tempo al dibattito sulla scuola pubblica e che possono naturalmente essere sostenute attraverso manifestazioni, scioperi e iniziative politiche. A far discutere, però, è soprattutto il contesto nel quale arriva l'intervento dell'europarlamentare, perché proprio mentre Salis celebra la mobilitazione francese e auspica che qualcosa di analogo possa verificarsi in Italia, le proteste d'Oltralpe stanno facendo registrare anche episodi di violenza, incendi e scontri con le forze dell'ordine.

Il bilancio delle ultime giornate è pesante: centinaia di persone fermate e decine di appartenenti alle forze dell'ordine rimasti feriti, mentre davanti ad alcuni istituti si sono verificati incendi e danneggiamenti. A Marsiglia un preside e alcuni suoi collaboratori sono stati aggrediti durante le tensioni davanti a un liceo. Episodi che, naturalmente, non possono essere attribuiti indistintamente all'intero movimento studentesco francese, composto da migliaia di ragazzi che manifestano pacificamente, ma che rappresentano comunque una parte della realtà di queste giornate.

È proprio qui che le parole di Salis assumono un significato politico particolarmente delicato. Nel suo intervento non compare infatti alcun invito esplicito a replicare in Italia gli episodi violenti verificatisi in Francia e sarebbe scorretto attribuirle parole che non ha pronunciato. Allo stesso tempo, però, nel messaggio con il quale sostiene il movimento non compare una condanna degli incendi, delle aggressioni o degli scontri che stanno accompagnando alcune delle manifestazioni.

Post Official Fb
Post Official Fb

Anzi, la conclusione scelta dall'europarlamentare non lascia dubbi sul sostegno politico alla protesta: "La scuola pubblica è un diritto fondamentale e il miglior investimento che possiamo fare per il nostro futuro. Dunque, evviva il movimento studentesco!".

Parole che acquistano inevitabilmente un peso ulteriore considerando la storia politica e giudiziaria della stessa Salis, finita sotto processo in Ungheria per le accuse relative alle aggressioni avvenute a Budapest nel febbraio 2023 contro persone considerate appartenenti all'estrema destra. Salis ha sempre respinto l'impianto accusatorio e denunciato duramente le condizioni nelle quali era stata detenuta; il procedimento ungherese non si è concluso con una sentenza sul merito, ma è stato successivamente chiuso dopo il mantenimento dell'immunità parlamentare conseguente alla sua elezione al Parlamento europeo.

Proprio per questo il messaggio proveniente oggi da un'europarlamentare che ha costruito una parte importante della propria vicenda pubblica attorno al tema dell'antifascismo militante e dello scontro politico di piazza non può essere letto come una dichiarazione qualsiasi. Salis non invita a incendiare scuole, non chiede di aggredire poliziotti e non auspica esplicitamente disordini, ma indica come modello una mobilitazione che, mentre scrive, sta mostrando anche un volto violento e lo fa senza accompagnare il proprio entusiasmo con una presa di distanza dagli episodi più gravi.

Da qui nasce una domanda che è prima di tutto politica: quando una protesta è già segnata da centinaia di arresti, feriti, incendi e aggressioni, auspicare anche in Italia "una mobilitazione di questa portata" e concludere con "evviva il movimento studentesco" significa semplicemente sostenere le rivendicazioni sulla scuola oppure rischia di gettare benzina su un fuoco che, almeno in Francia, sta già bruciando?