Alessandro Di Battista punta il dito contro l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni e non risparmia critiche neppure ai principali esponenti dell'opposizione. Intervenuto a Dimartedì, su La7, nella puntata del 20 ottobre, l'ex parlamentare del Movimento 5 Stelle ha contestato la gestione delle tensioni legate agli episodi di violenza a Milano e alle mobilitazioni di agricoltori e autotrasportatori, accusando la maggioranza di concentrarsi esclusivamente sulle misure repressive.

«Il governo non ha fatto niente. Di fronte alla più grande crisi esistenziale mondiale e non solo economica e demografica, il governo Meloni parla solo di repressione, senza comprendere cause e ragioni, istituendo reati già esistenti, quindi non fa niente. Parliamo di violenze, condanniamole, ci sto. Ma io sto con gli autotrasportatori, i pescatori, gli dico grazie, perché la battaglia che stanno facendo oggi sarà utile ai nostri figli. È normale che tu parteggi per il tizio del negozio a cui sfasciano le vetrine, ma poi ci sono gli autotrasportatori che dicono da anni al governo, inascoltati, ‘noi non mangiamo più’. Io sto con loro. Quando sento il pescatore siciliano dire, ‘io per poter tirare fuori dal porto la barca sono costretto a metterci 2.500 euro di gasolio’, ma io sto dalla parte sua. Parliamo di violenze e condanniamo le violenze, ma la violenza è ovunque. Sfasciare una vetrina è violenza, come lo sono tre morti al giorno sul lavoro. Chiedere ancora una volta dopo decenni agli operai dell’Ilva di scegliere tra portare uno stipendio micranioso a casa o ammalarsi di cancro, è violenza o no? E ancora 350 euro per uno stage a un laureato con master. La violenza è ovunque».

Nel mirino dell'ex esponente pentastellato finisce anche il campo progressista, accusato di concentrarsi sulle modalità di selezione del proprio candidato in vista delle prossime elezioni anziché sulle emergenze del Paese. Nel confronto televisivo, Di Battista ha chiamato in causa Elly Schlein e Giuseppe Conte, criticando il dibattito interno sulle eventuali primarie. «Li sento parlare essenzialmente delle regole, neanche delle primarie, farle o non farle, ma di come farle. Una roba che, come dire, allontana le persone. Mentre il mondo va a fuoco questi parlano delle regole per le primarie. I leader dell’opposizione se scendessero in piazza verrebbero presi a calci nel sedere, cioè verrebbero contestati».