Mentre le piazze italiane tornano a essere teatro di scontri, lanci di oggetti contro le forze dell’ordine, cariche e momenti di altissima tensione, Ilaria Salis sceglie ancora una volta di puntare il dito contro lo Stato. E lo fa con un post su Facebook destinato a sollevare polemiche, nel quale esalta i giovani scesi in strada, parla di repressione e arriva a sostenere che tutti dovrebbero ringraziarli e unirsi a loro. Nessun riferimento esplicito, invece, agli agenti impegnati a contenere i disordini e nessuna condanna delle violenze che hanno accompagnato alcune manifestazioni.
La giornata di sabato 24 ottobre ha fatto registrare nuove tensioni in diverse città italiane. A Torino, in piazza Castello, la polizia è intervenuta con cariche di alleggerimento per impedire ai manifestanti di raggiungere via Po. Alcuni partecipanti hanno risposto lanciando oggetti contro gli agenti e due persone sono state fermate per accertamenti. A Milano, migliaia di studenti hanno attraversato il centro cittadino, con momenti di tensione e manganellate in corso Venezia, mentre diversi commercianti hanno abbassato le saracinesche temendo il ripetersi delle devastazioni della settimana precedente.
A Roma, nell'area del Colosseo e dell'Arco di Costantino, le forze dell'ordine hanno bloccato il passaggio dei manifestanti, provocando momenti di tensione, senza che venissero segnalati veri e propri scontri in quel punto. Situazione più critica a Bologna, dove si sono registrati lanci di bottiglie e petardi contro poliziotti e carabinieri, con l'intervento degli agenti e l'impiego degli idranti. Tensioni anche a Firenze, dove il corteo ha tentato di raggiungere le vie del centro e si sono verificati contatti con le forze dell'ordine.
Nel frattempo, le indagini sui disordini hanno portato a oltre 150 perquisizioni tra Milano, Monza e numerose altre città. Gli investigatori hanno inoltre individuato il presunto promotore della pagina social “Movimento 17 ottobre”, un trentenne indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo. Si tratta, naturalmente, di un'ipotesi accusatoria ancora da accertare e non di una responsabilità giudiziariamente dimostrata.
È in questo clima che arriva il messaggio dell'europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra. Nel post pubblicato su Facebook, Salis definisce i giovani scesi in piazza contro il caro vita “la meglio gioventù di questa Italia sofferente”.
Poi l'affondo contro le istituzioni: “Nonostante la repressione e la deriva da Stato di polizia, nonostante la strategia della tensione del Governo, dimostrano un coraggio straordinario. Dovremmo tutti ringraziarli e sostenerli – unirci a loro”.
L'eurodeputata prosegue rivendicando il diritto di manifestare, sostenendo che debba essere difeso “con le unghie e con i denti”, perché senza questa libertà “la democrazia muore”. E conclude indicando nei movimenti la speranza e la forza della sinistra, accompagnando il messaggio con un eloquente “Avanti tutta!”.
Parole che aprono un interrogativo politico tutt'altro che secondario: è possibile celebrare indistintamente una giornata di mobilitazione senza spendere una parola per condannare chi aggredisce gli agenti o trasforma le strade in un campo di battaglia?
Nessuno mette in discussione il diritto costituzionale di manifestare pacificamente. Protestare contro il caro vita, contestare le politiche del Governo e chiedere condizioni economiche migliori sono espressioni legittime della democrazia. Ma lanciare bottiglie, petardi e altri oggetti contro le forze dell'ordine non è esercizio della libertà di manifestazione. È un comportamento che può integrare precise responsabilità penali.
Ed è proprio questa distinzione a mancare nel messaggio di Salis. L'europarlamentare non invita esplicitamente alla violenza, ma sceglie di concentrare le proprie accuse sulla presunta repressione governativa, senza prendere le distanze dagli episodi violenti documentati durante la giornata.
Ancora più pesante è il riferimento alla “strategia della tensione del Governo”, un'accusa politica di estrema gravità, che nel post non viene accompagnata da elementi concreti capaci di dimostrare l'esistenza di un disegno deliberato dell'esecutivo per alimentare gli scontri.
La questione non riguarda soltanto Salis, ma anche la responsabilità politica di chi ricopre incarichi istituzionali. Un'europarlamentare può certamente contestare l'operato della polizia, denunciare eventuali abusi e chiedere verifiche sul rispetto dei diritti dei manifestanti. Ma proprio per il ruolo che ricopre dovrebbe essere altrettanto chiara nel condannare le aggressioni contro chi indossa una divisa.
Gli agenti impegnati nelle piazze non sono un'entità astratta chiamata “repressione”. Sono uomini e donne che svolgono un servizio pubblico, spesso in condizioni difficili, con il compito di tutelare contemporaneamente la sicurezza collettiva e il diritto dei cittadini a manifestare.
Il paradosso politico è tutto qui: Salis chiede di ringraziare chi scende in piazza, ma dimentica di rivolgere anche una sola parola a chi lavora per impedire che quelle piazze precipitino nella violenza.
La libertà di manifestare è un pilastro della democrazia. Ma lo è anche il rispetto della legalità. Difendere la prima ignorando la seconda significa alimentare una contrapposizione pericolosa, nella quale chi interviene per garantire l'ordine pubblico rischia di essere rappresentato come il nemico.
E allora la domanda che resta, dopo l'ennesima giornata di tensioni, è semplice: per Ilaria Salis il coraggio sta soltanto dalla parte di chi manifesta oppure meriterebbero rispetto anche i poliziotti che, mentre la politica discute e accusa, sono chiamati a riportare la sicurezza nelle strade italiane?
