La polemica sul tetto agli studenti stranieri nelle classi si arricchisce di un precedente che porta direttamente a Sergio Mattarella. Dopo le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica ad Amatrice, dove ha ricordato che la scuola è "la leva più efficace di integrazione" e deve aiutare "a non formare ghetti" e "a non alzare barriere", Giorgia Meloni ha richiamato quanto accadeva nel 1990, quando proprio Mattarella era ministro della Pubblica Istruzione.
Al centro del confronto c'è la Circolare ministeriale n. 205 del 26 luglio 1990, dal titolo "La scuola dell'obbligo e gli alunni stranieri. L'educazione interculturale". Un documento che affrontava in maniera organica l'inserimento degli studenti stranieri nel sistema scolastico italiano e che conteneva indicazioni precise anche sulla loro distribuzione nelle classi.
Il passaggio è scritto nero su bianco. Richiamando il D.P.R. 722 del 1982, la circolare stabiliva che, ove possibile, gli alunni appartenenti allo stesso gruppo linguistico non dovessero superare il numero di cinque per ogni classe. Ma il documento andava anche oltre, indicando come opportuno distribuire gli alunni stranieri in "qualche unità soltanto per classe", con l'obiettivo dichiarato di favorire la naturale integrazione linguistica con gli studenti italiani.
È questo il precedente richiamato nel dibattito aperto dalla proposta del governo Meloni. L'esecutivo punta oggi a intervenire sulla composizione delle classi, prevedendo un limite alla presenza degli studenti stranieri e collegando il tema anche alla conoscenza della lingua italiana. Va ricordato che una soglia generale del 30 per cento di studenti con cittadinanza non italiana era già stata indicata nel 2010 durante il ministero Gelmini, con possibilità di deroghe. Il progetto annunciato dal governo dovrebbe invece intervenire attraverso una norma di legge, i cui dettagli definitivi dovranno essere valutati quando sarà disponibile il testo.
Il confronto con il 1990 è dunque politicamente significativo, ma richiede una precisazione. La circolare emanata durante il ministero Mattarella non coincide con la misura annunciata oggi da Meloni: il limite numerico di cinque riguardava gli studenti appartenenti allo stesso gruppo linguistico, mentre l'indicazione più generale era quella di evitare eccessive concentrazioni di alunni stranieri nelle singole classi. Il principio di fondo, tuttavia, era esplicito: distribuire gli studenti per favorire l'integrazione ed evitare che la concentrazione ostacolasse l'apprendimento linguistico.
Ed è proprio sul concetto di integrazione che si incrociano, a distanza di 36 anni, le due vicende. Mattarella oggi sostiene che la scuola debba creare legami, superare le barriere e impedire la formazione di ghetti. Nel 1990 il ministero da lui guidato indicava nella distribuzione degli studenti stranieri tra le classi uno degli strumenti per agevolarne l'integrazione linguistica.
Per questo il precedente storico rende meno lineare la contrapposizione politica di queste ore. Non dimostra che Mattarella nel 1990 proponesse la stessa norma annunciata oggi dal governo, ma documenta che anche allora veniva considerato necessario evitare concentrazioni eccessive di studenti stranieri nelle singole classi. La differenza sarà quindi nel contenuto concreto della nuova legge, nei criteri utilizzati, nelle percentuali e nelle eventuali deroghe.
Resta infine un elemento da tenere distinto dai commenti politici: nel suo intervento ad Amatrice Mattarella non ha citato né Meloni né il provvedimento annunciato dal governo. Ha parlato della funzione costituzionale e sociale della scuola, ricordando l'articolo 34 della Costituzione e sostenendo che essa debba essere aperta a tutti e produrre coesione sociale. Il parallelo con il tetto agli studenti stranieri è nato nel dibattito politico successivo.