È scontro aperto tra i sindacati dei Carabinieri e Debora Serracchiani. A far esplodere la polemica è il video con il quale la deputata del Partito Democratico ha annunciato un'interrogazione parlamentare dopo un intervento dei Carabinieri in un supermercato di Bologna ripreso dalle telecamere di Simone Ruzzi, conosciuto sui social come "Cicalone". Serracchiani ha sollevato interrogativi sulla presenza dell'influencer durante l'operazione e sulle modalità con cui sarebbe venuto a conoscenza in tempo reale dell'intervento. Domande che hanno provocato una durissima reazione nel mondo della rappresentanza sindacale dell'Arma.
A intervenire è Antonio Tarallo, Segretario Generale dell'Unione Sindacale Italiana Carabinieri (USIC), che giudica "paradossale che un deputato della Repubblica senta la necessità di pubblicare un video per annunciare un'interrogazione parlamentare finalizzata a chiarire presunti rapporti tra un influencer e l'Arma dei Carabinieri, contribuendo così ad alimentare sospetti prima ancora che siano accertati i fatti". L'USIC riconosce naturalmente alla parlamentare la piena libertà di esercitare le proprie prerogative, ma le contesta il metodo: "Un rappresentante delle istituzioni dovrebbe usare maggiore cautela quando chiama in causa l'Arma dei Carabinieri".
Secondo Tarallo, infatti, diffondere pubblicamente simili dubbi prima che sia stato chiarito il quadro della vicenda rischia di trasformare una legittima iniziativa parlamentare in una "indebita esposizione mediatica delle Forze dell'Ordine". Il sindacato coglie quindi l'occasione per ribaltare l'accusa e richiamare la politica ai problemi quotidiani di chi indossa una divisa: organici sotto pressione, carichi di lavoro crescenti, tutele insufficienti e retribuzioni considerate non adeguate alle responsabilità e ai sacrifici richiesti. Ma il passaggio più duro riguarda proprio l'ipotesi di possibili rapporti privilegiati tra Carabinieri e influencer. "I Carabinieri intervengono nell'ambito delle procedure operative previste e sulla base delle disposizioni impartite dalle Centrali Operative, non in funzione delle convenienze di un influencer, di un amministratore locale o di qualunque altro soggetto", sottolinea Tarallo.
"Mettere in dubbio questo principio senza elementi concreti significa delegittimare il lavoro di migliaia di militari che ogni giorno operano al servizio dello Stato e della legalità". E la chiusura è un vero affondo politico: "L'Arma dei Carabinieri è e resta dalla parte delle istituzioni, della legge e dei cittadini. È quindi legittimo chiedere all'onorevole Serracchiani da quale parte intenda stare: da quella di chi tutela e rispetta le Forze dell'Ordine o da quella di chi, attraverso accuse e insinuazioni premature, finisce per indebolirne il ruolo e l'autorevolezza". Una presa di posizione che non resta isolata. Anche il SIM Carabinieri è intervenuto sul caso contestando i sospetti di una possibile "regia comune" tra l'influencer e i militari, mentre dal centrodestra sono arrivate accuse al PD di alimentare una nuova campagna di delegittimazione nei confronti delle Forze dell'Ordine. La vicenda, partita da un video girato durante un intervento a Bologna, è ormai diventata un caso politico nazionale.