Non è un tribunale dello Stato e non rappresenta una giurisdizione parallela riconosciuta dall’ordinamento italiano, ma quanto emerge dai documenti della Camera Arbitrale Islamica Italiana apre inevitabilmente un caso politico e giuridico. L’organismo è stato costituito a Padova il 3 marzo 2026, ha sede in via Armistizio e dichiara di voler promuovere l’arbitrato come strumento per risolvere controversie all’interno della comunità islamica italiana. Il punto destinato a far discutere è però contenuto nel regolamento: l’organo arbitrale viene definito “Tribunale Sciaraitico” e il procedimento viene dichiaratamente ispirato ai canoni della Sharia.
Il regolamento entra ancora più nel dettaglio stabilendo che, quando il cosiddetto Tribunale Sciaraitico decide secondo diritto, applica i precetti della Sharia comuni alle nazioni islamiche. Qualora le parti abbiano una cittadinanza comune appartenente a uno Stato nel quale la legge islamica è presente nell’ordinamento, viene prevista l'applicazione della Sharia così come interpretata in quel Paese. Soltanto per le situazioni e le questioni non regolate dalla Sharia il regolamento richiama il diritto italiano. Lo stesso organismo precisa tuttavia che devono essere rispettate le norme inderogabili applicabili all’arbitrato.
Sul caso è intervenuta Anna Maria Cisint, eurodeputata della Lega, che ha annunciato di aver scritto alla Procura di Padova chiedendo di verificare la natura e l’attività dell’organismo. Per Cisint la vicenda rappresenterebbe la conferma delle preoccupazioni espresse da tempo dalla Lega sulla diffusione dell’Islam politico in Europa. La questione arriva proprio mentre al Parlamento europeo si discute del ruolo e dell’influenza dei Fratelli musulmani, tema sul quale esponenti del gruppo dei Patrioti chiedono un intervento più deciso delle istituzioni europee.
Durissimo anche Matteo Salvini. Il leader della Lega e vicepremier ha rilanciato il caso sostenendo che in Italia non possano esistere tribunali islamici o sistemi legislativi paralleli a quello dello Stato. Salvini ha annunciato di aver interessato della vicenda i ministri competenti e ha ribadito la propria linea contro l’Islam politico.
La questione, però, deve essere tenuta sul terreno giuridicamente corretto. La Camera Arbitrale Islamica Italiana non è un tribunale della Repubblica e la denominazione “Tribunale Sciaraitico” utilizzata nel regolamento non attribuisce all'organismo alcun potere giudiziario autonomo rispetto allo Stato. L’arbitrato tra privati è previsto dall’ordinamento italiano, ma incontra limiti precisi: non tutte le controversie possono essere affidate ad arbitri e, soprattutto, nessuna decisione privata può legittimamente superare le norme imperative, l’ordine pubblico e i principi fondamentali dell’ordinamento italiano.
È proprio su questo confine che si concentra adesso il caso Padova: capire se si sia davanti semplicemente a un particolare sistema di arbitrato privato, sottoposto comunque alle regole italiane, oppure se nella concreta attività dell’organismo possano emergere profili incompatibili con l’ordinamento. Saranno gli eventuali accertamenti delle autorità competenti a stabilirlo. Una cosa, però, è già documentata: la Camera esiste e nel suo stesso regolamento utilizza l’espressione “Tribunale Sciaraitico” e richiama esplicitamente l’applicazione dei precetti della Sharia.