C’è qualcosa che non torna. O, quantomeno, qualcosa che merita di essere spiegato molto meglio. Perché quando quattro istituti demoscopici misurano sostanzialmente lo stesso fenomeno politico e arrivano a risultati non semplicemente differenti, ma quasi speculari, la domanda diventa inevitabile: che cosa stanno davvero misurando questi sondaggi?
Il caso delle ipotetiche primarie del Campo Largo tra Elly Schlein e Giuseppe Conte è emblematico.
Secondo Winpoll, Schlein vincerebbe nettamente: 62% contro il 38% di Conte. Il dato, relativo a una rilevazione condotta nei primi giorni di settembre, è stato pubblicato anche da Repubblica.
Poi arriva Ipsos e il mondo si capovolge: Conte 59%, Schlein 41%, ricalcolando i dati al netto di indecisi e schede bianche. Il sondaggio Ipsos illustrato da Nando Pagnoncelli sul Corriere attribuisce infatti a Conte un vantaggio nella competizione per la leadership dell'area progressista.
Non è finita.
Noto Sondaggi torna dall’altra parte: nel confronto diretto assegna Schlein al 56% e Conte al 44%.
Piepoli, invece, ribalta nuovamente il tavolo: Conte 56,5%, Schlein 43,5%, secondo i dati riepilogati da BiDiMedia.
In pratica, passando da Winpoll a Ipsos, Schlein precipita dal 62 al 41%: ventuno punti percentuali di differenza. Conte percorre esattamente la strada opposta, passando dal 38 al 59%.
Non stiamo parlando di un 51-49 che diventa 49-51. Stiamo parlando di due rappresentazioni politiche profondamente diverse.
BiDiMedia, che ha messo a confronto le rilevazioni, arriva infatti a una conclusione interessante: facendo la media complessiva, Schlein e Conte finiscono sostanzialmente attorno al 50-50, mentre presi singolarmente i sondaggi raccontano scenari quasi opposti.
E il particolare forse ancora più significativo emerge guardando dentro gli elettorati.
Secondo la comparazione di BiDiMedia, tra gli elettori del Pd Schlein raccoglierebbe l'84% per Winpoll e il 72% per Ipsos. Fin qui una differenza importante ma comprensibile. Tra quelli di Avs, però, accade qualcosa di molto più curioso: Winpoll attribuisce l'81% a Schlein e il 19% a Conte; Ipsos arriva praticamente al contrario, con Schlein al 16% e Conte all'84%.
Sessantacinque punti di differenza sul medesimo bacino politico.
Tra gli elettori M5S, invece, entrambi gli istituti vedono Conte nettamente dominante: 97% secondo Winpoll e 92% secondo Ipsos. È dunque soprattutto sulla composizione e sul comportamento degli altri segmenti del potenziale elettorato delle primarie che le rilevazioni sembrano divergere radicalmente.
Chi sbaglia?
La tentazione sarebbe quella di concludere che qualcuno stia sbagliando. Ma sarebbe una conclusione troppo semplice e, soprattutto, non dimostrata.
Un sondaggio non è un'elezione in miniatura. È una stima statistica costruita partendo da un campione, successivamente ponderato secondo determinate variabili. E qui entra in gioco il problema principale: chi viene considerato potenziale elettore delle primarie?
Un conto è interrogare genericamente gli elettori che dichiarano vicinanza al centrosinistra. Un altro è considerare soltanto chi dichiara che andrebbe effettivamente a votare alle primarie. Un altro ancora è comprendere o escludere determinate componenti centriste. Cambiano inoltre la formulazione della domanda, il numero dei candidati proposti, il metodo di rilevazione, le ponderazioni e il trattamento degli indecisi.
Che l'affluenza potenziale possa cambiare drasticamente il risultato lo dimostra proprio un'altra rilevazione pubblicata oggi, 24 settembre, da YouTrend per Sky TG24: con uno scenario di alta partecipazione Schlein viene indicata al 31%, Conte al 27% e Silvia Salis al 17%; ipotizzando invece una bassa affluenza, Schlein sale al 38,6%, Conte scende al 22,3% e Salis arriva al 20,7%. Il sondaggio è stato realizzato con metodologia CAWI su 810 maggiorenni e dichiara un margine d'errore di ±3,4%.
Questo aiuta a capire quanto sia delicato trasformare un campione nazionale in una previsione su un'elezione particolare come le primarie, nelle quali non si conosce preventivamente neppure l'universo effettivo dei votanti.
Eppure resta una domanda giornalisticamente legittima: quanto può fidarsi il lettore di un numero presentato isolatamente, senza conoscere nel dettaglio come è stato costruito?
E chi commissiona i sondaggi?
Qui occorre evitare scorciatoie.
I sondaggi professionali hanno committenti, acquirenti e soggetti che li realizzano, informazioni che rientrano nella documentazione metodologica prevista per le rilevazioni politico-elettorali. Avere un committente, naturalmente, non significa affatto che il risultato sia stato comprato o orientato.
Non abbiamo trovato elementi che consentano di sostenere che Winpoll, Ipsos, Noto o Piepoli abbiano alterato intenzionalmente i risultati. Affermarlo senza prove sarebbe scorretto.
Ma proprio perché i sondaggi possono condizionare il dibattito politico e mediatico, è legittimo pretendere che insieme al numero venga data massima evidenza a committente, campione, universo di riferimento, periodo delle interviste, metodo utilizzato, formulazione esatta della domanda, ponderazioni e percentuale degli indecisi.
YouTrend, che utilizza una Supermedia per le intenzioni di voto, spiega non a caso che un singolo sondaggio può sovrastimare o sottostimare un fenomeno e che istituti differenti impiegano metodologie diverse. Per questo assegna pesi differenti alle rilevazioni considerando, tra l'altro, numerosità del campione e caratteristiche dell'istituto.
Ed è precisamente questo il punto.
Il problema non è stabilire quale sondaggio "ci piace"
Se Schlein è al 62% per un istituto e al 41% per un altro, il titolo non dovrebbe essere soltanto "Schlein stravince" oppure "Conte sorpassa Schlein".
La notizia vera potrebbe essere un'altra: due rilevazioni autorevoli descrivono lo stesso elettorato in maniera radicalmente differente.
E allora il dato, senza la metodologia che lo ha prodotto, rischia di diventare un numero da campagna elettorale più che uno strumento per comprendere l'opinione pubblica.
Non significa sostenere che i sondaggi siano "fatti apposta". Non esistono, allo stato delle fonti consultate, prove per affermarlo. Significa però fare le domande che dovrebbe fare il giornalismo: chi ha commissionato la rilevazione? Chi l'ha pagata? Qual era esattamente la domanda? Chi è stato considerato elettore del Campo Largo? Quanti intervistati appartenevano realmente a Pd, M5S e Avs? Come sono stati ponderati? Quanti erano gli indecisi? E soprattutto, quanto è robusta una percentuale riferita a sottocampioni che possono essere numericamente molto piccoli?
Perché 62-38 e 41-59 non sono due sfumature della stessa fotografia. Sono quasi due fotografie opposte.
E prima di chiedersi chi vincerebbe le primarie tra Schlein e Conte, forse bisognerebbe pretendere una risposta a una domanda ancora più semplice: chi stiamo davvero intervistando quando diciamo di aver interrogato "gli elettori del Campo Largo"?
È lì, molto più che nel titolo del sondaggio, che probabilmente si nasconde una parte importante della spiegazione.