La Corea del Sud sta esaminando l'introduzione di una severa regolamentazione volta a precludere l'accesso alle piattaforme di condivisione online ai minori di quattordici anni. Il progetto governativo prevede, inoltre, una modulazione dei contenuti per la fascia anagrafica compresa tra i 14 e i 19 anni, al fine di arginare l'esposizione a interfacce e sistemi di raccomandazione automatizzati che potrebbero indurre a un utilizzo compulsivo degli strumenti telematici.
L'annuncio è stato formalizzato da Kim Jong-cheol, vertice della Commissione sudcoreana per i media e le comunicazioni, durante un incontro politico tenutosi presso la residenza presidenziale di Cheong Wa Dae. Secondo quanto diffuso dall'agenzia di stampa Anadolu, il funzionario ha evidenziato come l'abuso dei canali interattivi tra gli adolescenti rappresenti ormai una criticità su scala internazionale, sottolineando che l'Assemblea nazionale ha già all'esame circa sette proposte legislative in merito.
Nonostante la chiara volontà di procedere, Kim ha richiamato la necessità di un approccio ponderato, tracciando un parallelo con la normativa sul cosiddetto "spegnimento delle attività online" varata nel 2011. Tale disposizione, che impediva a chi non avesse ancora compiuto sedici anni di usufruire dei videogiochi in rete dalla mezzanotte alle sei del mattino, è stata definitivamente revocata nel 2022 a seguito di aspre contestazioni riguardanti la presunta lesione dei diritti individuali e le conseguenti ricadute negative sul comparto videoludico.
Il Regno Unito ha recentemente comunicato l'attivazione di un coprifuoco notturno preimpostato e la limitazione delle funzioni a rischio dipendenza per sedicenni e diciassettenni. Parallelamente, l'Unione Europea ha calendarizzato per la fine dell'estate la presentazione di una direttiva comunitaria finalizzata a circoscrivere la navigazione sulle reti sociali. Anche altre nazioni si sono già mosse in questa direzione: l'Indonesia ha avviato l'applicazione di specifiche restrizioni sugli account all'inizio dell'anno in corso, mentre l'Australia, nel dicembre 2025, è divenuta la prima nazione al mondo a proibire in via assoluta il possesso di profili personali ai cittadini al di sotto della soglia dei sedici anni.