Lo Stretto di Hormuz resta al centro di una crisi marittima che continua a destare forte preoccupazione nella comunità internazionale. Secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite, circa 6.000 marittimi sono ancora bloccati a bordo di circa 500 navi ferme nell'area del Golfo Persico, dove il traffico navale risulta pressoché paralizzato a causa dell'aggravarsi delle tensioni regionali e delle elevate azioni Unite hanno confermato che la gestione della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali nodi ancora irrisolti del conflitto in corso tra Iran e Stati Uniti. L'organizzazione ha inoltre ribadito che l'eventuale imposizione di pedaggi o tariffe per garantire il passaggio sicuro delle navi non è a rischio per la sicurezza della navigazione.
Nel corso di un aggiornamento diffuso giovedì, le Nazioni Unite hanno confermato che la gestione della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali nodi ancora irrisolti del conflitto in corso tra Iran e Stati Uniti. L'organizzazione ha inoltre ribadito che l'eventuale imposizione di pedaggi o tariffe per garantire il passaggio sicuro delle navi non è compatibile con il diritto internazionale.
L'Organizzazione Marittima Internazionale (IMO), agenzia specializzata delle Nazioni Unite, ha evidenziato come il transito nello stretto sia ormai ridotto al minimo. Secondo l'IMO, "pochissime, se non nessuna" imbarcazione sta attraversando il passaggio marittimo, dopo la ripresa degli attacchi contro le navi registrata il 12 e 13 luglio, che ha ulteriormente aggravato il quadro della sicurezza.
Il Segretario generale dell'IMO, Arsenio Dominguez, ha espresso profonda preoccupazione per le condizioni degli equipaggi ancora bloccati nella regione. "Dobbiamo ricordare che si tratta di individui innocenti addestrati a svolgere il proprio lavoro, non a combattere, e che le navi mercantili non sono progettate per difendersi da missili o droni", ha dichiarato.
Dominguez ha inoltre sottolineato il ruolo strategico dei marittimi per il commercio internazionale, ricordando che il trasporto via mare rappresenta la principale modalità di movimentazione delle merci a livello globale. Senza il contributo degli equipaggi, ha osservato, una parte significativa delle catene di approvvigionamento internazionali subirebbe pesanti ripercussioni, con effetti destinati a riflettersi sull'economia mondiale.
Nel suo intervento, il responsabile dell'IMO ha anche richiamato l'attenzione sulle crescenti difficoltà che il settore marittimo sta affrontando negli ultimi anni. Oltre alla situazione nello Stretto di Hormuz, ha citato le conseguenze del conflitto tra Russia e Ucraina nel Mar Nero e le persistenti criticità nel Mar Rosso, dove gli attacchi rivendicati dagli Houthi hanno contribuito ad aumentare i rischi per la navigazione commerciale, interessando anche l'area dello stretto di Bab al-Mandab.
Le Nazioni Unite hanno infine ribadito che la tutela degli equipaggi rappresenta una priorità assoluta. L'obiettivo dichiarato resta quello di favorire l'evacuazione dei marittimi rimasti bloccati nell'area e di ripristinare condizioni che consentano una ripresa sicura della navigazione in uno dei corridoi marittimi più importanti per il commercio e gli approvvigionamenti energetici mondiali.