Il Parlamento giapponese ha approvato una revisione della Legge sulla Casa imperiale del 1947, confermando il principio secondo cui il trono del Crisantemo può essere ereditato esclusivamente da uomini appartenenti alla linea paterna della dinastia. La decisione pone fine, almeno per il momento, al dibattito sull'eventuale apertura della successione alle donne, un'ipotesi sostenuta da una parte significativa dell'opinione pubblica e considerata da diversi osservatori una possibile risposta alla riduzione del numero di membri della famiglia imperiale.

Secondo i principali sondaggi condotti negli ultimi anni, una larga parte dei cittadini giapponesi si era espressa a favore di una modifica delle regole successorie che consentisse anche alle donne di accedere al trono. Tra le figure più citate figurava la principessa Aiko, nota anche con il titolo di principessa Toshi, unica figlia dell'imperatore Naruhito.

La riforma approvata dal Parlamento, tuttavia, mantiene invariato il principio della successione esclusivamente maschile, in linea con quanto previsto dalla normativa introdotta nel 1947, all'indomani della trasformazione del Giappone in una democrazia parlamentare dopo la Seconda guerra mondiale. L'esclusione formale delle donne dalla successione imperiale risale in realtà alla prima Legge sulla Casa imperiale del 1889, sebbene nella storia del Paese abbiano regnato otto imperatrici.

Contraria all'apertura della successione alle donne si è espressa anche la prima ministra Sanae Takaichi, prima donna a ricoprire l'incarico di capo del governo nella storia del Giappone. La posizione della premier riflette quella del Partito Liberal Democratico (LDP), forza politica di orientamento conservatore che sostiene il mantenimento dell'attuale sistema successorio.

L'approvazione della riforma avviene in un contesto segnato dal progressivo ridimensionamento della famiglia imperiale. Attualmente gli uomini in linea di successione sono soltanto tre: il primo è il principe ereditario Fumihito, fratello minore dell'imperatore Naruhito; il secondo è il principe Hisahito, figlio di Fumihito e unico giovane erede maschio della dinastia; il terzo è il principe Masahito, zio dell'imperatore, che ha 90 anni.

Pur confermando il criterio della discendenza maschile, la revisione legislativa introduce alcune misure finalizzate a preservare la consistenza della famiglia imperiale. In primo luogo, le principesse potranno mantenere il proprio status anche dopo il matrimonio con cittadini non appartenenti alla nobiltà, evitando così l'uscita dalla famiglia imperiale prevista dalla normativa vigente.

La riforma prevede inoltre l'ampliamento della linea dinastica attraverso il possibile reintegro dei discendenti maschi dei rami collaterali della famiglia imperiale, esclusi dalla riorganizzazione del 1947. Potranno essere adottati esclusivamente uomini non sposati, appartenenti alla linea paterna della dinastia e con un'età minima di quindici anni.

Il ruolo dell'imperatore, nella moderna architettura istituzionale del Giappone, è prevalentemente simbolico e rappresentativo. La Costituzione lo definisce "simbolo dello Stato e dell'unità del popolo": tra le sue funzioni figurano la nomina formale del primo ministro designato dal Parlamento e la promulgazione delle leggi approvate dalla Dieta. Pur privo di poteri politici diretti, l'imperatore continua a rappresentare un elemento di forte valore storico, culturale e identitario per una parte significativa della società giapponese.

Con il via libera alla riforma, il Parlamento ha quindi scelto di preservare il modello tradizionale di successione imperiale, accompagnandolo però con interventi mirati ad affrontare le criticità derivanti dalla progressiva riduzione dei membri della Casa imperiale.