Il ministro degli Esteri Antonio Tajani finisce nel mirino degli hacker filorussi del gruppo Noname057(16), che avrebbero messo in vendita sul dark web informazioni personali sul vicepremier, accompagnate da richieste di denaro per ottenere ulteriori dettagli. Tra i dati messi a disposizione figurerebbero numeri di telefono privati, indirizzi email, recapiti delle abitazioni e informazioni sui percorsi professionali. Nel mirino dei cybercriminali sarebbero finiti anche il procuratore di Roma Francesco Lo Voi e il capo della Polizia postale Ivano Gabrielli. Sulla vicenda è stata aperta un'indagine dalla Procura capitolina.

Il ministro ha denunciato pubblicamente le intimidazioni, ribadendo la volontà di non arretrare: "Non mi farò intimidire in nessun modo". Tajani ha ricondotto le minacce alla posizione italiana sulla guerra in Ucraina e al sostegno all'indipendenza di Kiev, ricordando anche il potenziamento delle difese informatiche della Farnesina attraverso la creazione di una direzione cyber. E per rispondere in qualche modo, mandare un messaggio, lo stesso Tajani sui social ha condiviso su Instagram la fotografia del suo nuovo cane: "Voglio dare io un’informazione agli hacker filo russi che spiano la mia vita. Da oggi in casa Tajani c’è un nuovo guardiano: caro Argo, benvenuto in famiglia!". Un messaggio che arriva a poche settimane dalla scomparsa di Ugo, il precedente compagno a quattro zampe, salutato con un commosso ricordo.

Le cyber minacce, intanto, hanno provocato una serie di reazioni istituzionali e politiche. La premier Giorgia Meloni ha manifestato piena solidarietà al vicepremier, mentre Guido Crosetto ha definito l'accaduto "un fatto estremamente preoccupante, che dimostra ancora una volta quanto siano cambiate le minacce alla sicurezza del nostro Paese e delle sue istituzioni". Il caso si inserisce in un quadro più ampio di attacchi informatici e operazioni di guerra ibrida attribuite ad ambienti filorussi, che nelle ultime settimane hanno interessato diversi Paesi europei, compresa l'Italia.