Le parole di Antonio Tajani pronunciate durante l’evento Itaca di Formello hanno aperto una nuova polemica politica, perché il vicepremier e leader di Forza Italia, nel tentativo di spiegare il valore dell’affidabilità e della stabilità, ha utilizzato un paragone che ha chiamato in causa il comportamento e l’abbigliamento delle donne.
Tajani ha contrapposto una donna più appariscente a una figura che, nelle sue parole, sarebbe «più seria, meno appariscente però più affidabile», aggiungendo che preferirebbe per il figlio una compagna «meno carina ma più stabile» e facendo anche riferimento a una donna «con le gonne più lunghe». Il ragionamento è stato poi riportato sul piano politico, con il centrodestra descritto come una forza più affidabile e stabile.
Le dichiarazioni hanno provocato reazioni immediate, soprattutto per il riferimento alla lunghezza delle gonne e per l’associazione tra abbigliamento, serietà e fedeltà, che è stata contestata da diversi esponenti politici. Il confronto, però, non si è fermato all’opposizione, perché a intervenire è stata anche Susanna Ceccardi della Lega, che dal palco di Pontida ha preso le distanze da quel passaggio rivendicando la libertà delle donne di vestirsi come preferiscono.
«Difendiamo la nostra libertà! Anche la libertà delle donne di vestirsi come vogliono», ha detto Ceccardi, scegliendo di rispondere direttamente alle parole del leader di Forza Italia.
La leghista ha poi proseguito con un riferimento personale: «Oggi mi sono messa la gonna. Forse non piacerà a qualche islamico, forse non piacerà neanche a Tajani che ha detto che le donne serie non si mettono la gonna. Ma sono sicura che la Lega, il popolo della Lega che apprezza la libertà, difende la libertà delle donne di vestirsi come vogliono».
Ceccardi ha concluso il suo intervento richiamando anche Silvio Berlusconi: «E penso che anche Silvio Berlusconi da lassù la pensi come noi!».
La polemica assume così una dimensione che attraversa anche il centrodestra, perché mentre Tajani ha utilizzato il paragone per sottolineare il tema dell’affidabilità, Ceccardi ha spostato il confronto sulla libertà individuale e sul diritto delle donne a non essere giudicate in base a come scelgono di vestirsi.
Il dibattito resta quindi aperto sul linguaggio utilizzato nella comunicazione politica e sul rischio che metafore pensate per descrivere un comportamento o una scelta finiscano per alimentare stereotipi, soprattutto quando chiamano in causa il ruolo, l’immagine e la libertà personale delle donne.