Il Garante per la protezione dei dati personali ha inflitto a TIM una sanzione amministrativa da 9 milioni e 516 mila euro per numerose violazioni della normativa in materia di privacy e telemarketing. Il provvedimento arriva al termine di un’istruttoria che ha fatto emergere l’utilizzo, da parte di alcuni call center operanti per conto della società, di pratiche ritenute illecite per acquisire dati personali e promuovere offerte commerciali.
Secondo quanto ricostruito dall’Autorità, gli operatori coinvolti avrebbero effettuato chiamate attraverso numerazioni estranee alla rete di vendita ufficiale di TIM, raccogliendo dati personali degli utenti che ritenevano di interagire con un operatore autorizzato. Tra le contestazioni figurano anche l’utilizzo di tecniche di spoofing, con alterazione del numero chiamante, e telefonate rivolte anche a utenti iscritti al Registro Pubblico delle Opposizioni.
L’istruttoria del Garante, avviata anche sulla base di migliaia di reclami e segnalazioni, ha ricostruito un sistema articolato: dal primo contatto telefonico con numerazioni camuffate, all’invio di SMS contenenti link verso pagine riconducibili a partner della rete vendita TIM per raccogliere le cosiddette lead, fino al successivo ricontatto mediante numerazioni regolarmente iscritte al Registro degli Operatori di Comunicazione, così da conferire un’apparenza di regolarità all’intero processo di contrattualizzazione.
Per il Garante, TIM non avrebbe esercitato controlli adeguati sulla propria filiera commerciale. L’Autorità ha inoltre contestato l’insufficiente gestione delle richieste degli utenti relative all’esercizio dei diritti previsti dalla normativa privacy, come accesso, cancellazione e opposizione ai trattamenti, giudicando le procedure adottate eccessivamente complesse e, in alcuni casi, non funzionanti.
Oltre al pagamento della sanzione, TIM dovrà adottare una serie di misure correttive, rafforzando i controlli sulla rete di vendita, modificando le procedure di generazione delle lead e rendendo più efficaci i sistemi attraverso i quali gli utenti possono esercitare i propri diritti.
Sulla vicenda è intervenuto anche il Codacons, che definisce la decisione del Garante “l’ennesima conferma dell’urgenza di combattere i call center abusivi”.
“Da tempo denunciamo come i call center abusivi continuino a tempestare i cittadini di chiamate commerciali, operando nella piena illegalità”, afferma il presidente del Codacons Gianluca Di Ascenzo. “Operatori che creano danni non solo ai consumatori, ma anche ai call center regolari e alle aziende che vendono forniture energetiche o servizi telefonici”.
L’associazione invita quindi le società telefoniche ed energetiche a esercitare controlli più rigorosi sugli operatori ai quali affidano le attività di telemarketing.
“La sanzione del Garante conferma l’urgenza di misure finalizzate proprio a combattere i call center abusivi e spingere le aziende a un maggiore controllo sugli operatori cui affidano l’attività di telemarketing”, conclude Di Ascenzo.