In meno di un minuto, due violente scosse hanno devastato il Venezuela. La prima, di magnitudo 7.1, con epicentro vicino a Morón; la seconda, più potente, 7.5, a pochi chilometri da San Felipe. Entrambe a circa 300 chilometri dalla capitale Caracas, secondo il Servizio Geologico degli Stati Uniti.
Il bilancio ufficiale è di 235 morti e 4.300 feriti. Ma è un altro numero a far gelare il sangue: quasi 50mila persone risultano ancora disperse. È nata per questo la piattaforma "Desaparecidos terremoto Venezuela", un archivio online dove i parenti segnalano chi non dà più notizie di sé. Le segnalazioni arrivate finora sono oltre 57mila. Solo una piccola parte, poco più di 7.500 persone, è stata ritrovata. Tutti gli altri restano nel limbo, riporta RaiNews.
Trentasei ore sotto le macerie
A La Guaira una donna è stata tirata fuori viva da un edificio crollato, dopo quasi 36 ore di attesa. Ancora su una barella, pochi istanti dopo il salvataggio, ha raccontato alle telecamere della BBC cosa aveva fatto per resistere: "Quando è iniziato il terremoto, mi sono aggrappata con tutte le mie forze allo stipite della porta, così forte che mi sono rotta un dito". Si è tenuta lì, ha detto, "finché tutti i piani non sono crollati".
Tra le vittime anche un cittadino italo-venezuelano. Per ora non si sa altro su di lui.
L'Italia manda i soccorsi
Quarantuno vigili del fuoco italiani partiranno questa mattina per il Venezuela, da Pratica di Mare, con un aereo dell'Aeronautica militare. Il grosso della squadra, 25 persone, arrivate da Piemonte, Liguria, Veneto e Lombardia, è specializzato nella ricerca sotto le macerie. Con loro anche tecnici per valutare i danni, operatori per la logistica sul campo e addetti alla comunicazione. La missione è coordinata dal Viminale insieme alla Protezione civile e alla Farnesina.
Da Roma, Giorgia Meloni si dice vicina "ad autorità e popolazione venezuelana". Mentre sotto le macerie di Caracas, La Guaira e San Felipe si continua a scavare, contando i minuti che restano.