L’America cambia gli equilibri del potere e presenta il conto a Donald Trump. Le elezioni di metà mandato del 3 novembre consegnano ai democratici il controllo di entrambe le camere del Congresso, infliggendo una pesante sconfitta ai repubblicani. Mentre prosegue il conteggio nelle sfide ancora aperte, il risultato politico è già delineato: il presidente dovrà affrontare gli ultimi due anni del mandato con un Parlamento guidato dall’opposizione.
Il segnale più forte arriva dal Senato, dove i democratici strappano ai repubblicani seggi in Texas, Kansas, Iowa, Ohio, Maine, North Carolina e South Carolina. Una battuta d’arresto che raggiunge territori considerati roccaforti conservatrici. Alla Camera, il successo dell’opposizione completa il ribaltamento degli equilibri a Washington.
A pesare sul voto sono il costo della vita, il malcontento per i prezzi e le preoccupazioni legate alla guerra con l’Iran. Per i repubblicani si apre anche una resa dei conti sulla scelta dei candidati e sulla strategia elettorale, dopo una campagna nella quale Trump aveva impegnato direttamente il proprio peso politico.
Il presidente respinge la lettura di una sconfitta personale e attribuisce le difficoltà ai candidati battuti. Ma il nuovo Congresso potrà ostacolare il suo programma legislativo, respingere nomine e intensificare il controllo sull’amministrazione attraverso audizioni e indagini.
Per i democratici, adesso, la sfida sarà trasformare la vittoria in risultati concreti. Per Trump comincia una presidenza sempre più difficile: ogni provvedimento richiederà compromessi, oppure alimenterà uno scontro destinato ad accompagnare la corsa alla Casa Bianca del 2028.