«Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo». Nel giorno in cui il dibattito politico si concentra sulle nuove misure annunciate dal governo in materia di studenti stranieri e integrazione scolastica, arriva il richiamo del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Zuppi, alla necessità di una scuola «autenticamente inclusiva».
Le parole sono contenute nell’introduzione di Zuppi al Consiglio Episcopale Permanente della CEI, in programma dal 21 al 23 settembre. Il cardinale non fa riferimento diretto alle proposte del governo, ma il suo intervento arriva mentre è aperto il confronto sull’annuncio fatto domenica dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di un prossimo provvedimento che dovrebbe intervenire, tra l’altro, sulla presenza degli studenti stranieri nelle classi e sul velo islamico a scuola.
Meloni ha annunciato l’introduzione di un limite alla presenza di studenti stranieri nelle singole classi, insieme a misure rivolte alle famiglie degli alunni con gravi difficoltà di inserimento linguistico e al divieto di alcune forme di velo islamico negli istituti scolastici. Il provvedimento, al momento dell’annuncio, era indicato come prossimo all’approdo in Consiglio dei ministri.
È in questo contesto che assumono particolare rilievo le parole pronunciate da Zuppi. «La questione educativa non è un tema tra gli altri, né si riduce a programmi e metodologie. Tocca il cuore della nostra convivenza», afferma il presidente della CEI, secondo il quale educare significa accompagnare una persona a diventare libera, capace di entrare in relazione con gli altri e di assumere responsabilmente il proprio posto nella società.
Zuppi richiama quindi quella che definisce la prima delle sfide educative «non più rinviabili»: le disuguaglianze. «Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace».
Un richiamo all’inclusione arrivato nella stessa giornata anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenuto ad Amatrice per l’inaugurazione dell’anno scolastico. Il Capo dello Stato ha ricordato l’articolo 34 della Costituzione, secondo cui la scuola «è aperta a tutti», definendola «la più efficace leva di integrazione» per chi arriva da altri Paesi e per i giovani di origine straniera nati in Italia.
Mattarella ha aggiunto che la scuola deve contribuire a «non formare ghetti» e a «non alzare barriere», costruendo legami, conquistando la fiducia delle famiglie e favorendo la coesione sociale.
Il presidente della CEI affronta inoltre un secondo tema entrato con forza nel dibattito scolastico: quello della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. Per Zuppi, l’IA può offrire «risorse preziose», ma non può sostituire la funzione educativa: «Nessun algoritmo può prendere il posto dello sguardo di un insegnante che incoraggia, corregge, comprende e accompagna».
Zuppi cita infine anche i «recenti episodi di violenza» nelle scuole, che a suo giudizio devono spingere a «una presenza rinnovata nel mondo educativo». Il riferimento arriva a pochi giorni dall’aggressione avvenuta alla scuola media Giovanni Verga di Roma, dove un tredicenne ha ferito un’insegnante con un coltello, episodio che ha riacceso il confronto sulla sicurezza negli istituti.