È arrivata il 6 agosto su Disney+ The Shards, la nuova serie FX prodotta da Ryan Murphy e tratta dall’omonimo romanzo di Bret Easton Ellis, pubblicato nel 2023. Negli Stati Uniti il debutto era avvenuto il giorno precedente, il 5 agosto, su FX e Hulu. Un ritorno al mondo di Ellis che porta sullo schermo tutta l’ambiguità, l’eleganza e la violenza di una Los Angeles del 1981 apparentemente perfetta, ma attraversata da inquietudini profonde.

Al centro della storia c’è Bret, adolescente aspirante scrittore e alter ego romanzesco di Ellis, studente di una prestigiosa scuola privata. Attorno a lui ruota una cerchia di ragazzi privilegiati, immersi in feste, relazioni, gelosie, sesso e droghe. L’equilibrio del gruppo viene però sconvolto dall’arrivo di Robert Mallory, un nuovo studente tanto affascinante quanto enigmatico. Contemporaneamente, Los Angeles è terrorizzata da una serie di omicidi attribuiti a un serial killer soprannominato The Trawler. Il sospetto che Mallory possa essere coinvolto nei delitti trasforma così l’adolescenza dorata dei protagonisti in un labirinto di paranoia, ossessione e paura.
Ma The Shards conquista ancora prima che la storia entri davvero nel vivo. Il suo gancio d’apertura è una dichiarazione d’intenti: la macchina da presa ci trascina immediatamente dentro una Los Angeles sospesa tra cinema, desiderio e minaccia, facendo della città stessa uno dei personaggi della serie. L’atmosfera è quella di un ricordo apparentemente luminoso che, fotogramma dopo fotogramma, lascia emergere qualcosa di disturbante. È proprio questo contrasto a catturare: la perfezione della superficie e la sensazione che sotto quella superficie ci sia qualcosa di profondamente marcio.

Uno degli aspetti più riusciti di The Shards è infatti la sua forma visiva. La serie non si limita a raccontare gli anni Ottanta: li ricostruisce con una cura quasi maniacale. Costumi, trucco e scenografia diventano parte integrante della narrazione, contribuendo a restituire un’epoca in cui il lusso californiano conviveva con un senso sotterraneo di pericolo.
Il reparto costumi, guidato da Lou Eyrich e Josh Marsh, lavora proprio su questa tensione. I look dei protagonisti non sembrano semplicemente “vestiti anni Ottanta”, ma appartengono a un momento preciso, quello di un 1981 ancora sospeso tra le eredità della fine dei Settanta e le silhouette che avrebbero definito il decennio. Per Susan, interpretata da Kaia Gerber, il riferimento a icone come Brooke Shields, Lauren Hutton e Gia Carangi contribuisce a costruire un’immagine femminile sofisticata e sensuale, perfettamente coerente con l’ambiente privilegiato della serie.

Ancora più impressionante è il lavoro della scenografia di Cat Smith. Gli interni della Los Angeles benestante vengono ricostruiti attraverso arredi, telefoni, stereo, superfici cromate, lampade e dettagli capaci di raccontare non soltanto un periodo storico, ma anche la classe sociale dei personaggi. La ricerca ha coinvolto persino riviste di arredamento dell’epoca e location reali, spesso modificate per eliminare qualsiasi traccia contemporanea.

A completare il quadro è il reparto trucco, che insieme ad acconciature e styling contribuisce a rendere credibile quell’universo patinato. Il risultato è un’immersione negli anni Ottanta seducente e cinematografica: una superficie perfetta sotto la quale si nasconde l’orrore.
E proprio qui The Shards intercetta qualcosa che va oltre la serie. Gli anni Ottanta sono ormai da tempo una presenza ricorrente nella moda contemporanea: spalle strutturate, pelle, denim, silhouette sensuali, gioielli vistosi e quell’idea di lusso sfacciato continuano a riemergere sulle passerelle e nello street style. Difficile immaginare che questa influenza sparisca presto. Più probabile, invece, che continui a trasformarsi: non una semplice replica nostalgica degli anni Ottanta, ma una loro rilettura attraverso sensibilità contemporanee.

The Shards arriva così in un momento particolarmente favorevole. Perché mentre la moda continua a saccheggiare quell’immaginario, la serie dimostra quanto gli anni Ottanta siano ancora capaci di affascinare anche sullo schermo. E forse è proprio questa la loro forza: non sono mai davvero tornati. Non se ne sono mai andati.