L'attore Gabriele Gallinari contesta la procedura di esproprio della sua abitazione, la Torre di Pasolini, immobile vincolato dal Ministero dei Beni Culturali e acquistato dagli eredi dello scrittore. Secondo quanto riferito dal proprietario, la Regione Lazio avrebbe avviato la procedura di reintegra, concedendogli 30 giorni per lasciare l’immobile, sulla base di una sentenza non definitiva che riconoscerebbe l’esistenza di un uso civico sui terreni e sui fabbricati.

La vicenda nasce dalla rivendicazione avanzata da un ente agrario privato che gestisce il bosco demaniale circostante la proprietà. L'ente, che conta circa 120 iscritti, avrebbe sostenuto in giudizio l'esistenza di un uso civico e chiesto la reintegra dei terreni e dei fabbricati senza indennizzo. Gallinari contesta la ricostruzione e richiama le verifiche effettuate al momento dell'acquisto.

L’acquisto e il restauro della Torre

Secondo il racconto del proprietario, la Torre sarebbe stata acquistata regolarmente dagli eredi di Pasolini con l'obiettivo di recuperare un immobile sottoposto a vincolo e interessato dal degrado. Per finanziare l'operazione, Gallinari afferma di aver venduto la propria precedente abitazione a Roma.

Prima della compravendita, riferisce, il notaio avrebbe effettuato le verifiche previste. Il Comune avrebbe inoltre certificato, sulla base dei tabulati regionali, l'assenza di usi civici, mentre lo Stato avrebbe rinunciato all'esercizio del diritto di prelazione.

L'immobile sarebbe stato quindi sottoposto a un intervento di restauro durato quattro anni e realizzato, secondo quanto riferito da Gallinari, sotto la guida della Sovrintendenza. Al termine dei lavori la Torre sarebbe stata riaperta al pubblico.

La rivendicazione dell’uso civico

La controversia sarebbe emersa successivamente, quando l'ente agrario privato avrebbe rivendicato l'esistenza di un uso civico sui terreni e sui fabbricati. Secondo Gallinari, la pretesa sarebbe stata avanzata dopo circa 200 anni nei quali non sarebbe stata contestata la proprietà dell'immobile.

Nel procedimento giudiziario, l'ente avrebbe sostenuto che anche Pasolini avrebbe occupato abusivamente la proprietà e avrebbe chiesto la reintegra dei beni. La questione è stata quindi sottoposta all'esame dell'autorità giudiziaria.

Gallinari sottolinea in particolare che, a suo dire, sia la certificazione comunale sia la consulenza tecnica d'ufficio disposta nel procedimento avrebbero escluso la presenza di usi civici. Nonostante questi elementi, riferisce il proprietario, il giudice avrebbe disposto la reintegra.

La sentenza non definitiva e i 30 giorni

La decisione, secondo quanto riferito, non sarebbe ancora definitiva. Nonostante ciò, la Regione Lazio avrebbe avviato la procedura per l'esecuzione della reintegra, concedendo 30 giorni di tempo per lasciare l'immobile.

Gallinari sostiene inoltre di essere stato condannato al pagamento di un'indennità per l'occupazione della proprietà. Secondo la sua ricostruzione, l'importo dell'indennità verrebbe determinato dallo stesso ente privato che ha promosso la rivendicazione.

È questo uno degli aspetti contestati dal proprietario, che ritiene particolarmente rilevante il fatto che la procedura riguardi la sua abitazione acquistata attraverso un atto notarile e successivamente restaurata con un investimento pluriennale.

Le contestazioni sulla gestione del bosco

Nel corso della vicenda è inoltre emerso, secondo quanto riferito da Gallinari, un ulteriore fronte di contestazione relativo alla gestione del bosco circostante la Torre. L'ente agrario, che avrebbe finalità agro-silvo-pastorali, avrebbe trasformato l'area in un parco a tema accessibile a pagamento.

Il proprietario sostiene che l'attività sarebbe stata realizzata senza le necessarie autorizzazioni e che nell'iniziativa verrebbero utilizzati il nome e l'immagine di Pasolini e della Torre per promuovere la vendita dei biglietti.

Gallinari riferisce inoltre che Comune e Sovrintendenza avrebbero avviato verifiche sulla realizzazione di 28 manufatti ritenuti abusivi e su altre presunte irregolarità urbanistiche. Si tratta di contestazioni che dovranno essere verificate nelle sedi competenti.

Il nodo del diritto di proprietà

Al centro della controversia resta quindi il rapporto tra la rivendicazione dell'uso civico e il diritto di proprietà fatto valere da Gallinari. Il proprietario richiama le verifiche effettuate prima dell'acquisto, la certificazione comunale sull'assenza di usi civici, la rinuncia dello Stato alla prelazione e gli interventi di recupero eseguiti sull'immobile.

Secondo Gallinari, l'esecuzione della reintegra prima della definitività della sentenza solleverebbe inoltre una questione sul principio di affidamento nei confronti delle istituzioni. Il proprietario sostiene che, qualora la procedura venisse confermata nei termini indicati, sarebbe necessario valutare la compatibilità delle modalità di esproprio con le garanzie previste dall'ordinamento italiano a tutela della proprietà privata.

La vicenda resta dunque legata all'esito del contenzioso e agli eventuali strumenti di impugnazione disponibili. Sul caso, oltre alla questione giudiziaria relativa agli usi civici, rimangono distinti i profili amministrativi e urbanistici riguardanti la gestione del bosco e le opere realizzate nell'area circostante la Torre.