È iniziato il processo sull'inchiesta relativa alle presunte vaccinazioni anti-Covid fasulle nell'hub vaccinale di Villorba, nel Trevigiano. La ricostruzione dei fatti e dell'avvio del procedimento è riportata dal Corriere del Veneto.
Imputata principale è Elena Venzo, 54 anni, infermiera trevigiana difesa dall'avvocato Stefani Bertoldi, che all'epoca dei fatti prestava servizio nell'hub allestito all'ex Maber di Villorba e successivamente era stata sospesa dall'Usl 2.
Secondo la Procura, Venzo avrebbe simulato la somministrazione del vaccino anti-Covid oppure, in alcuni casi, ne avrebbe iniettato solo una parte, certificando comunque l'avvenuta dose completa. La condotta contestata avrebbe consentito ad alcune persone contrarie alla vaccinazione di ottenere il Green Pass senza aver completato realmente la profilassi.
L'inchiesta
Coordinata dal sostituto procuratore Gabriella Cama, l'indagine vede alla sbarra insieme a Venzo anche Alessandro Pol, 55 anni, di Arcade, assistito dall'avvocato Giovanna De Rosa, ed Elisabetta Aragione, 62 anni, di Paese, difesa dall'avvocato Nicola Poloni.
Tutti e tre rispondono, in concorso, di falso ideologico e produzione di falso documento informatico. Secondo gli inquirenti, i dati inseriti nei sistemi sanitari avrebbero tratto in inganno il ministero della Salute, che sulla base di quelle informazioni rilasciava automaticamente le certificazioni verdi.
Il procedimento è ciò che resta di un'indagine che inizialmente aveva coinvolto nove persone. Una di loro, Emanuela Maria Bertone, 49 anni, ha già definito la propria posizione con un patteggiamento a un anno e quattro mesi, con pena sospesa. Per altri cinque indagati è invece arrivata l'archiviazione.
Il blitz nell'hub vaccinale
L'inchiesta era partita il 2 settembre 2021, quando la Squadra Mobile di Treviso aveva fatto irruzione nell'hub vaccinale di Villorba dopo alcune segnalazioni su comportamenti ritenuti anomali dal coordinatore del centro.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, l'infermiera avrebbe scelto con regolarità la postazione più appartata dell'hub, dove alcuni utenti si sarebbero messi in fila proprio per essere chiamati da lei. Il presunto sistema, secondo l'accusa, sarebbe stato organizzato per lasciare meno tracce possibile: il vaccino sarebbe stato versato su un batuffolo di cotone prima dell'iniezione invece di essere somministrato per intero.