Alla vigilia del vertice Nato di Ankara, in programma il 7 e 8 luglio, Donald Trump ha pubblicato su Truth un meme che raffigura la premier italiana Giorgia Meloni insieme al presidente americano. Nel post compare la scritta in inglese “Restraing order needed” (“serve un ordine restrittivo”).

Il meme è un fotomontaggio che mostra Meloni in atteggiamento di adorazione nei confronti del presidente americano, accompagnato dalla stessa scritta, riferimento al provvedimento giudiziario usato negli Stati Uniti nei casi di stalking o molestie.

La pubblicazione non è stata accompagnata da una spiegazione da parte di Trump.

Non sono indicati motivi specifici per il post. Il contenuto arriva a ridosso del vertice Nato, dove i leader discuteranno spese militari e sostegno all’Ucraina, secondo fonti diplomatiche e media internazionali tra cui ANSA e Reuters.

Palazzo Chigi non ha commentato.

Nelle scorse settimane la presidente del Consiglio aveva già scelto di non alimentare la polemica, affermando sui social che non sarebbe tornata sull’argomento perché lo scontro non era “uno spettacolo all’altezza” del compito dei due Paesi.

Una delle prime reazioni politiche arriva dal leader di Azione Carlo Calenda, che sui social ha definito Trump “un ignobile bullo da quattro soldi”, esprimendo solidarietà alla presidente del Consiglio.

Il vertice arriva dopo le tensioni emerse al G7 di Evian. La presidenza turca della Nato ha comunicato che i lavori del summit si svolgeranno in una sola mattinata, riducendo le occasioni di incontri bilaterali tra i leader.

Sul fronte delle spese militari, l’Italia sta definendo un obiettivo di aumento della spesa al 3,4% del Pil entro il 2028, secondo fonti di governo riportate da La Repubblica e Corriere della Sera. Il livello attuale è indicato al 2,8% del Pil per il 2026.

Per il sostegno all’Ucraina, bozze del documento finale riportate da Financial Times indicano un impegno collettivo di 80 miliardi di euro nel biennio 2027-2028, senza contributo diretto degli Stati Uniti. L’Italia figura tra i principali contributori Ue al prestito da 60 miliardi a Kiev.