Gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi contro obiettivi iraniani nei pressi dello Stretto di Hormuz. L'operazione, secondo Washington, rappresenta una rappresaglia per il tentativo di Teheran di posizionare mine marine nel passaggio e per il lancio di otto missili contro una base militare americana in Giordania, tutti intercettati.

A confermare l'azione militare è stato Donald Trump con un messaggio pubblicato sul social Truth, nel quale il presidente americano ha anche minacciato una risposta ancora più pesante in caso di una nuova reazione iraniana:

"Gli Stati Uniti stanno, proprio in questo momento, colpendo obiettivi iraniani vicino allo Stretto di Hormuz. Gli attacchi sono ampi e potenti, e rappresentano una rappresaglia per il fallito tentativo iraniano di posizionare mine marine nello Stretto, che attualmente non ne contiene (sono state completamente rimosse o fatte detonare!), e per il lancio di otto missili, tutti abbattuti con successo, contro la nostra base militare in Giordania. Se l'Iran reagirà a questo attacco, peraltro giustificato, verrà colpita di nuovo con una forza e una potenza ben maggiori, sarà l'attacco più devastante di tutti, quello che ci attende dietro l'angolo e, quando sarà finito, della Repubblica Islamica dell'Iran non rimarrà quasi nulla! Presidente DONALD J. TRUMP".

Lo Stretto di Hormuz è uno dei principali snodi energetici mondiali: attraverso il corridoio marittimo passa una quota rilevante delle esportazioni globali di petrolio e gas. Un'eventuale chiusura o limitazione del traffico avrebbe quindi conseguenze immediate sui mercati e sui prezzi dell'energia.

La nuova offensiva americana alimenta così ulteriormente la tensione tra Washington e Teheran, con il rischio concreto di una nuova escalation militare. Il messaggio di Trump, in particolare, lascia intendere che gli Stati Uniti siano pronti a intensificare le operazioni qualora l'Iran decidesse di rispondere agli ultimi raid.