In un tempo in cui il rapporto tra istituzioni e cittadini è chiamato a confrontarsi con sfide sempre più complesse, riscoprire il significato del servizio pubblico significa interrogarsi non soltanto sulle responsabilità di chi governa, ma anche sul ruolo di quanti, a diverso titolo, contribuiscono al funzionamento delle istituzioni e alla vita delle comunità. È da questa consapevolezza che prende forma l’Unione Cristiani Amministratori (UCA), una nuova realtà federativa che intende riunire persone accomunate dall’ispirazione cristiana e dall’impegno al servizio del bene comune.
Una visione che supera i confini della rappresentanza politica in senso stretto, abbracciando tanto coloro che ricoprono incarichi elettivi quanto chi è chiamato, attraverso una nomina, a esercitare funzioni pubbliche. Percorsi differenti, responsabilità diverse, ma un medesimo orizzonte di valori: la centralità della persona, la dignità umana, la solidarietà e la consapevolezza che ogni funzione pubblica comporti, prima di tutto, un dovere verso la collettività.
L’ambizione è costruire una rete nazionale capace di valorizzare queste esperienze, promuovere formazione e confronto, favorire il dialogo tra sensibilità diverse e rafforzare il legame con i territori, senza rinunciare a una prospettiva europea. Un progetto apartitico che trova nel sostegno del Cardinale Angelo Bagnasco un riconoscimento di particolare significato.
Alla vigilia della presentazione ufficiale del 5 novembre, abbiamo incontrato l’avvocato Ivano Nardozi, presidente dell’UCA, per approfondire le ragioni di questa iniziativa, le sue prospettive e il contributo che intende offrire alla vita istituzionale del Paese. Ne emerge il disegno di una Federazione che non cerca nuove appartenenze da rivendicare, ma responsabilità da condividere, nella convinzione che il servizio pubblico, qualunque sia la forma attraverso cui viene esercitato, trovi il proprio significato più autentico nell’attenzione alla persona e alla comunità.
Presidente Nardozi, come nasce l’Unione Cristiani Amministratori e quale esigenza vi ha spinto a dare vita a questa nuova Federazione nazionale?
«L’UCA nasce dall’esigenza di mettere in rete amministratori e persone impegnate nella vita pubblica che condividono l’ispirazione cristiana e intendono vivere l’amministrazione come servizio al bene comune. Vogliamo creare uno spazio di unione, formazione e confronto, radicato nei territori ma aperto a una prospettiva nazionale ed europea».
Che cosa significa oggi essere un amministratore cristiano e come possono questi principi tradursi concretamente nell’azione politica e istituzionale?
«Significa mettere al centro la persona, la dignità umana e il bene comune. I valori cristiani devono tradursi in atti concreti: legalità, trasparenza, responsabilità nell’uso delle risorse pubbliche, attenzione ai più fragili, dialogo e capacità di servire senza perseguire interessi personali».
Quale rapporto intendete costruire con i partiti? L’Unione sarà un punto di incontro trasversale?
«L’UCA è apartitica e non intende sostituirsi ai partiti né assumere un ruolo politico-partitico. Vuole essere un luogo di dialogo costruttivo e di confronto tra amministratori di diverse sensibilità, uniti dalla volontà di collaborare per il bene delle comunità e nel rispetto delle singole appartenenze».
Quali saranno le prime iniziative concrete della Federazione?
«Intendiamo promuovere incontri, momenti di formazione, seminari e occasioni di confronto tra amministratori. Vogliamo valorizzare le esperienze locali, favorire la collaborazione tra i territori e sviluppare una rete nazionale capace di aprirsi anche all’Europa, attraverso lo scambio di buone pratiche e di esperienze amministrative. Desidero inoltre ringraziare tutti coloro che hanno creduto sin dall’inizio in questo progetto, aderendo in qualità di soci fondatori: Rossella Chiusaroli, Antonio Corsi, Marco Colucci, Gabriella Protano, Giuseppe Sacco, Valentina Cambone, Daniele Natalia, Maurizio Nardozi, Giorgio Pisani e Quirino Di Paolo. Tanti amministratori locali il quale impegno rappresenta un contributo prezioso per costruire una Federazione solida, unita nei valori cristiani e al servizio del bene comune.».
L’Unione Cristiani Amministratori nasce con una vocazione nazionale, ma attribuisce grande importanza al radicamento locale. Come intendete raggiungere concretamente i territori e coinvolgere gli amministratori?
«Il radicamento territoriale rappresenta uno dei pilastri fondamentali del nostro progetto. Intendiamo costruire una rete capillare attraverso la costituzione di sezioni regionali, provinciali e territoriali, capaci di garantire un contatto diretto e costante con gli amministratori e le comunità locali. Non vogliamo una struttura che operi esclusivamente a livello centrale, ma una Federazione presente e attiva nei territori, in grado di ascoltare le esigenze delle comunità, valorizzare le esperienze amministrative e favorire il confronto tra realtà diverse. L’obiettivo è creare una rete solida e partecipata, nella quale ogni amministratore possa trovare un punto di riferimento, occasioni di formazione e strumenti concreti per contribuire al bene comune».
Presidente Nardozi, la presenza e il sostegno del Cardinale Angelo Bagnasco rappresentano un elemento di particolare prestigio per l’Unione Cristiani Amministratori. Quale valore attribuite al suo coinvolgimento nel progetto?
«La presenza del Cardinale Angelo Bagnasco rappresenta per noi un motivo di grande orgoglio e prestigio. Sin dall’inizio di questo percorso abbiamo trovato in lui un sostegno prezioso e un importante riconoscimento del valore e dello spessore del nostro progetto. Il suo sostegno non è soltanto morale, ma anche sostanziale: la sua vicinanza e la sua partecipazione testimoniano concretamente l’attenzione verso un’iniziativa che intende riportare al centro dell’impegno pubblico i valori cristiani, il senso di responsabilità e il servizio al bene comune. È un incoraggiamento significativo a proseguire con determinazione nel cammino intrapreso».
Quale significato attribuite alla presentazione del 5 novembre e quale messaggio rivolgete agli amministratori?
«La presentazione rappresenta l’avvio pubblico di un progetto fondato sull’unione, sul servizio e sulla responsabilità. Agli amministratori rivolgo un invito semplice: partecipare, confrontarsi e mettere le proprie competenze a disposizione delle comunità. L’UCA vuole essere una casa comune, radicata nei territori, ispirata ai valori cristiani e aperta al futuro europeo».
Nelle parole di Ivano Nardozi prende forma una concezione dell’impegno pubblico che non si esaurisce nella dimensione politica, ma si estende all’intero universo delle responsabilità istituzionali. Una visione nella quale la legittimazione elettiva e l’assunzione di incarichi attraverso una nomina rappresentano modalità differenti di partecipazione alla vita pubblica, accomunate dalla medesima esigenza di responsabilità, competenza e spirito di servizio.
È proprio in questa capacità di tenere insieme esperienze, ruoli e sensibilità differenti che si colloca l’ambizione dell’Unione Cristiani Amministratori: offrire un luogo di incontro a quanti riconoscono nei valori cristiani non un semplice riferimento identitario, ma un principio capace di orientare concretamente l’esercizio delle proprie funzioni.
La sfida sarà trasformare questa ispirazione in una presenza riconoscibile e capillare, capace di alimentare il dialogo, valorizzare le competenze e contribuire alla qualità della vita istituzionale. Senza sovrapporsi alle appartenenze politiche o alle prerogative dei singoli incarichi, ma cercando in ciò che accomuna le persone una ragione ulteriore di collaborazione.
Il 5 novembre segnerà l’avvio pubblico di questo percorso. Saranno poi i territori, le iniziative e la capacità di costruire relazioni durature a misurarne la portata. Perché, al di là delle modalità con cui si giunge a ricoprire una funzione pubblica, resta un principio che precede ogni incarico e ne accompagna l’esercizio: le istituzioni non sono un fine, ma uno strumento al servizio delle persone.