Una bambina di appena tre anni uccisa a coltellate dalla persona che avrebbe dovuto proteggerla più di chiunque altro: sua madre. È la tragedia che ha sconvolto Tortona, in provincia di Alessandria, dove una vicenda familiare segnata da tensioni e contrasti sull'affidamento si è conclusa con la morte della piccola Alessandra Lucia.
La madre, Viktorija, una trentenne di origine russa, è stata arrestata con l'accusa di aver ucciso la figlia all'interno dell'abitazione in cui vivevano. Un delitto terribile, sul quale gli investigatori stanno cercando di ricostruire ogni dettaglio, a partire dalle ore precedenti all'omicidio e dalle condizioni psicologiche della donna.
Al centro della vicenda ci sarebbe stata una controversia giudiziaria con l'ex compagno, padre della bambina. Il 22 ottobre, appena un giorno prima della tragedia, il giudice civile aveva ribadito l'affidamento condiviso della piccola. Una decisione che avrebbe alimentato nella madre il timore di dover consentire nuovi incontri tra la figlia e il padre.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, proprio la prospettiva che l'uomo potesse tornare a vedere Alessandra Lucia avrebbe profondamente turbato la donna. Resta tuttavia da accertare se e in quale misura questa circostanza abbia inciso sulla decisione di compiere il delitto.
La tragedia si sarebbe consumata nell'alloggio protetto in cui madre e figlia erano ospitate. La presenza della donna in una sistemazione protetta rappresenta un elemento importante della vicenda, che impone di approfondire anche le ragioni delle misure di tutela adottate e le precedenti segnalazioni relative ai rapporti familiari.
Dopo aver colpito la bambina, Viktorija avrebbe tentato di togliersi la vita. Durante l'udienza di convalida dell'arresto, davanti al giudice per le indagini preliminari Riccardo Ghio, la donna si è avvalsa della facoltà di non rispondere.
Tra gli elementi sui quali si concentra l'attenzione degli inquirenti figurerebbe anche uno scritto in lingua russa, il cui contenuto e significato dovranno essere valutati nell'ambito delle indagini. La difesa ha riferito di una donna che si sarebbe sentita completamente sola.
La morte di Alessandra Lucia apre interrogativi drammatici non soltanto sulle responsabilità individuali, che dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie, ma anche sulla capacità del sistema di individuare tempestivamente situazioni familiari ad altissimo rischio.
Un particolare rende questa storia ancora più delicata: nel 2024 la madre aveva denunciato l'ex compagno per presunti maltrattamenti. Il procedimento penale, secondo quanto riportato dalla stampa, è stato successivamente archiviato per insufficienza degli elementi raccolti. Un'archiviazione che non dimostra automaticamente la falsità della denuncia, ma che impone di distinguere le accuse dalle responsabilità effettivamente accertate.
Secondo ulteriori ricostruzioni, il padre non vedeva la bambina dallo scorso luglio e avrebbe dovuto riprendere gradualmente i contatti attraverso incontri protetti. Una prospettiva che non si è mai concretizzata.
Ed è proprio su questo punto che la tragedia di Tortona impone una riflessione più ampia. Nelle separazioni altamente conflittuali, i figli rischiano troppo spesso di diventare strumenti di pressione, rivalsa e contrapposizione tra adulti. Esistono situazioni nelle quali un genitore ostacola ingiustificatamente il rapporto con l'altro, così come esistono denunce strumentali e controversie economiche che finiscono per alimentare battaglie giudiziarie interminabili. Ma esistono anche violenze domestiche reali, dalle quali donne e bambini devono essere protetti senza esitazioni.
Quando una madre o un padre utilizza il figlio per punire l'ex partner, quando il mantenimento economico diventa terreno di ricatto oppure quando accuse non veritiere vengono utilizzate per ottenere vantaggi nella separazione, a pagare il prezzo più alto sono sempre i minori. Comportamenti che devono essere accertati e contrastati, senza trasformare singole vicende in condanne generalizzate.
Un figlio non è una proprietà esclusiva della madre, né del padre. Non è uno strumento di vendetta, una fonte di reddito o una pedina da spostare secondo le convenienze degli adulti. Ha diritto a mantenere un rapporto con entrambi i genitori, quando questo non rappresenti un pericolo per la sua sicurezza e il suo benessere.
La vicenda di Alessandra Lucia non autorizza ad attribuire alla madre motivazioni economiche o denunce consapevolmente false che, allo stato, non risultano dimostrate. Solleva però una domanda alla quale istituzioni, tribunali e servizi sociali non possono sottrarsi: come impedire che un conflitto tra genitori finisca per cancellare i diritti, la serenità e, nei casi più estremi, persino la vita di un bambino?
Perché una separazione può mettere fine a un matrimonio o a una convivenza, ma non dovrebbe mai cancellare un padre o una madre dalla vita di un figlio senza ragioni concrete e accertate. E soprattutto non dovrebbe mai trasformare un bambino nella vittima della guerra tra due adulti.