Dal 2030 nell’Unione europea non sarà più consentito utilizzare sui cani i collari a strozzo privi di un sistema di sicurezza e quelli dotati di punte. Il divieto rientra nel primo regolamento europeo specificamente dedicato al benessere di cani e gatti, approvato dal Parlamento europeo, che introduce un insieme di requisiti comuni per la tutela degli animali da compagnia nei Paesi membri.
La nuova disciplina interviene su diversi aspetti della gestione degli animali, dall’allevamento alla vendita, dall’identificazione alla tracciabilità, fino alle condizioni applicate nei rifugi e alle modalità di ingresso nell’Unione di cani e gatti provenienti da Paesi extra Ue.
Tra le principali novità figura l’obbligo di identificazione mediante microchip e di registrazione in una banca dati nazionale interoperabile per tutti i cani e i gatti presenti nell’Unione, inclusi quelli detenuti da privati. Il sistema è pensato per facilitare l’identificazione e la tracciabilità degli animali e per rendere più efficaci i controlli, anche nell’ambito della lotta al traffico illegale di cuccioli.
Il regolamento stabilisce inoltre limiti alle pratiche di allevamento ritenute incompatibili con la tutela del benessere animale. Sono previste restrizioni per gli accoppiamenti tra animali strettamente imparentati e per la selezione finalizzata a caratteristiche fisiche estreme quando queste possono compromettere la salute o il benessere dei soggetti. La normativa interviene anche su alcune mutilazioni effettuate per finalità estetiche.
Particolare attenzione viene riservata agli strumenti utilizzati per la conduzione dei cani. A partire dal 2030 saranno vietati i collari con punte e quelli a strozzo che non dispongono di un meccanismo di arresto. La disposizione nasce dalla necessità di prevenire l’utilizzo di dispositivi che, in determinate circostanze, possono provocare dolore, soffocamento o lesioni.
Il divieto non sarà tuttavia assoluto. Il quadro normativo prevede deroghe limitate per determinate attività operative, comprese quelle svolte dalle forze di polizia e dalle unità cinofile militari, nel rispetto delle condizioni previste dalla disciplina europea.
Le nuove disposizioni riguardano anche gli operatori professionali. Allevatori, rifugi e soggetti che commerciano cani e gatti saranno sottoposti a requisiti e controlli più stringenti, con l'obiettivo di uniformare le condizioni di tutela degli animali all'interno del mercato europeo.
Regole specifiche sono previste, inoltre, per l'importazione di cani e gatti da Paesi esterni all'Unione europea. L'intento è rafforzare i controlli sulla provenienza degli animali e contrastare i fenomeni legati al commercio illegale e alla movimentazione irregolare dei cuccioli.
L'applicazione delle nuove norme avverrà progressivamente nei prossimi anni, secondo le tempistiche stabilite dal regolamento. Il provvedimento segna così l'introduzione di un quadro legislativo comune dell'Unione dedicato in modo specifico al benessere di cani e gatti, superando la frammentazione delle disposizioni nazionali su alcuni aspetti della loro tutela.
L'obiettivo dichiarato della nuova disciplina è quello di garantire standard più uniformi nei 27 Stati membri, rafforzando al tempo stesso la tracciabilità degli animali e gli strumenti a disposizione delle autorità per verificare il rispetto delle norme sul loro benessere.