La strage di Ustica torna al centro delle indagini giudiziarie. A 46 anni dalla notte del 27 giugno 1980, quando il DC-9 Itavia precipitò nel Tirreno causando la morte delle 81 persone che si trovavano a bordo, la Procura di Roma ha formalmente ritirato la richiesta di archiviazione dell’inchiesta. Una decisione maturata dopo la disponibilità manifestata dalle autorità francesi a riattivare la cooperazione con l’Italia e a mettere a disposizione la documentazione relativa alla tragedia.

A darne atto davanti al gip Livio Sabatini è stato questa mattina il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi, presente personalmente all’udienza. "È arrivata la disponibilità da parte delle autorità francesi a riaccendere la cooperazione che c’era stata negli anni passati", ha spiegato Lo Voi, sottolineando come la novità rappresenti per gli inquirenti una riattivazione investigativa capace di aprire "un filone con nuove prospettive". Da qui la scelta della Procura di fare marcia indietro rispetto alla precedente richiesta di chiudere il procedimento. L’apertura di Parigi potrebbe consentire agli investigatori italiani di acquisire un patrimonio documentale che copre un arco temporale molto ampio, fino ai primi anni Novanta. Tra il materiale indicato figurerebbero anche documenti riconducibili al ministero della Difesa francese e file informatici, elementi che dovranno ora essere acquisiti, esaminati e confrontati con quanto raccolto nel corso delle precedenti indagini.

La disponibilità francese è stata comunicata attraverso una nota dell’ambasciata di Francia alla Farnesina, successivamente trasmessa attraverso la Presidenza del Consiglio al ministero della Giustizia e infine alla Procura di Roma. Parigi avrebbe inoltre manifestato la disponibilità a rispondere a eventuali ulteriori richieste provenienti dall’Italia. La richiesta di archiviazione appena ritirata riguardava i due fascicoli aperti nel 2008 e nel 2022 dai magistrati di piazzale Clodio, entrambi contro ignoti e successivamente riuniti. Una vicenda giudiziaria che sembrava avviata verso la chiusura prende dunque una direzione diversa: saranno ora le carte provenienti dalla Francia e gli eventuali nuovi approfondimenti investigativi a stabilire se, dopo oltre quattro decenni, possano emergere ulteriori elementi su una delle pagine più controverse della storia italiana.