La frattura nell'area sovranista italiana si allarga e per Roberto Vannacci arriva un nuovo attacco, questa volta direttamente da Marco Rizzo, leader di Italia Domani, che mette nel mirino non soltanto la tenuta politica del movimento dell'ex generale, ma soprattutto le sue posizioni economiche, considerate troppo vicine a quelle dell'establishment europeo. Sullo sfondo c'è un'emorragia di militanti e dirigenti territoriali che, dalla Sardegna al Piemonte fino alla Campania, stanno annunciando il proprio allontanamento da Futuro Nazionale per avvicinarsi alla nuova formazione politica guidata dall'ex esponente comunista.
"Vannacci? Mi piacerebbe spiegargli che, parlando di economia, non si può somigliare a Monti. Questo è uno dei motivi per cui la sua classe dirigente si allontana da lui", afferma Rizzo nel comunicato diffuso in occasione di un'iniziativa del movimento, aprendo uno scontro politico che investe direttamente la credibilità del progetto sovranista del generale. A provocare la reazione del leader di Italia Domani sono state alcune considerazioni attribuite a Vannacci sulla necessità di rispettare i parametri economici e finanziari, evitando di scaricare sulle nuove generazioni il peso del debito pubblico.
"Sull'economia Vannacci ha detto che non possiamo neanche scostarci troppo da quelli che sono i parametri perché poi il debito qualcuno lo paga, i giovani. Sono parole che potrebbero dire Monti o Draghi. Così non va! La critica ai parametri della UE è fondativa per chi vuole salvare l'Italia", sostiene Rizzo, che individua proprio nella politica economica uno dei principali elementi di distanza tra il proprio movimento e quello dell'ex generale.
Per Rizzo, infatti, non sarebbe sufficiente richiamarsi al patriottismo, alla sovranità nazionale e alla critica delle istituzioni europee senza mettere contemporaneamente in discussione i vincoli economici dell'Unione. Una posizione con cui il leader di Italia Domani cerca di intercettare quella parte dell'elettorato sovranista che considera indispensabile una rottura più netta con le politiche di Bruxelles e con i modelli economici associati ai governi tecnici italiani.
La polemica arriva in un momento particolarmente delicato per Futuro Nazionale. Nelle ultime settimane si sono moltiplicate le notizie relative all'uscita di referenti e militanti dal movimento, con situazioni particolarmente significative in Sardegna, Piemonte e Campania. Nel Cuneese tredici referenti di comitati hanno annunciato la sospensione dall'organizzazione, mentre circa 550 iscritti, secondo quanto dichiarato dai promotori dell'iniziativa, sarebbero interessati a seguire il progetto di Rizzo. Anche in Sardegna il presunto passaggio di circa 500 tesserati ha alimentato un acceso confronto tra i dirigenti delle due formazioni, con contestazioni sulla consistenza effettiva delle adesioni.
È soprattutto la Campania, tuttavia, a rappresentare il nuovo terreno di scontro. Secondo quanto riferito dai rappresentanti di Italia Domani, sarebbero circa 800 gli iscritti provenienti dall'area vannacciana intenzionati a confluire nella formazione di Rizzo. La riorganizzazione territoriale coinvolgerebbe dieci comitati a Napoli, sette a Salerno, otto a Caserta, quattro a Benevento e tre dei quattro comitati presenti ad Avellino. Numeri che, qualora trovassero piena conferma nei tesseramenti effettivi, rappresenterebbero un colpo significativo alla struttura regionale di Futuro Nazionale.
"Anche per questo scappano da lui e vengono da noi. I patrioti veri vogliono una forza autenticamente anti-UE e in grado di avere un programma economico di cambiamento concreto, non quattro slogan buoni per i social e per alcuni parlamentari da riciclare", attacca ancora Rizzo, rivendicando una crescita che, secondo le cifre diffuse dal movimento, starebbe portando Italia Domani a sfiorare i diecimila tesserati.
Il dato politico più significativo non riguarda soltanto il numero delle adesioni annunciate, ma la natura dello scontro che si sta sviluppando all'interno dell'area sovranista. Rizzo punta a contestare a Vannacci una contraddizione di fondo: presentarsi come alternativa al sistema politico tradizionale mantenendo, almeno secondo la sua interpretazione, posizioni economiche compatibili con quelle dei governi che hanno sostenuto il rigore finanziario europeo. Un'accusa particolarmente pesante per un movimento che ha costruito una parte importante della propria identità sulla critica alle élite e alle istituzioni comunitarie.
La sfida, dunque, non si gioca più soltanto sui simboli, sulle dichiarazioni identitarie o sulla leadership personale, ma sul terreno del programma economico e della credibilità politica. Italia Domani tenta di trasformare il malcontento interno a Futuro Nazionale in un'occasione di crescita organizzativa, mentre per Vannacci si apre la necessità di consolidare una struttura territoriale attraversata da tensioni e defezioni.
Resta da verificare quanti degli iscritti annunciati completeranno effettivamente il passaggio alla nuova formazione. Ma un elemento appare già evidente: Marco Rizzo ha individuato nel generale il principale interlocutore e concorrente nella conquista dell'elettorato sovranista più critico verso Bruxelles, e sembra intenzionato a portare lo scontro ben oltre le polemiche personali. Perché, nella partita che si sta aprendo, non è in discussione soltanto chi rappresenti il sovranismo italiano, ma quale progetto politico ed economico possa realmente interpretarlo.