A vent’anni esatti dalla morte di Oriana Fallaci, tre europarlamentari della Lega chiedono che il suo nome entri simbolicamente nel cuore delle istituzioni europee. Susanna Ceccardi, Silvia Sardone e Anna Maria Cisint hanno proposto di intitolare un’aula del Parlamento europeo alla giornalista e scrittrice fiorentina, scomparsa il 15 settembre 2006.

Una scelta che, nelle intenzioni delle tre esponenti leghiste, dovrebbe rappresentare un riconoscimento non soltanto alla figura della grande inviata e scrittrice italiana, ma soprattutto alla sua libertà intellettuale e alla capacità di affrontare temi destinati a diventare centrali nel dibattito pubblico europeo.

«Vent’anni dopo la scomparsa di Oriana Fallaci possiamo dirlo con ancora maggiore forza: su molte delle minacce che incombevano sull’Europa aveva visto prima e più lontano di tanti altri», sostengono le europarlamentari. Per Ceccardi, vicepresidente del gruppo dei Patrioti per l’Europa, intitolarle un’aula sarebbe un riconoscimento a una donna che «con la sua voce libera e il suo coraggio» scelse di difendere le proprie convinzioni anche quando erano profondamente controverse.

Il riferimento è soprattutto all’ultima fase della produzione di Fallaci. Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, la scrittrice tornò con forza nel dibattito pubblico con La rabbia e l’orgoglio e successivamente con La forza della ragione, opere nelle quali espresse posizioni durissime sul fondamentalismo islamico, sull’identità occidentale e sull’atteggiamento dell’Europa. Tesi che le procurarono una vasta popolarità ma anche fortissime contestazioni.

È proprio questo lascito politico e culturale che Ceccardi, Sardone e Cisint intendono riportare al centro della discussione. Secondo Silvia Sardone, oggi molte delle posizioni espresse da Fallaci verrebbero immediatamente bollate come islamofobe. L’europarlamentare collega il ricordo della scrittrice anche alle battaglie che la Lega intende rilanciare sul controllo delle moschee abusive, sulla trasparenza dei finanziamenti ai luoghi di culto, sui predicatori d’odio e sul velo islamico integrale.

Anna Maria Cisint insiste invece sul tema dell’Islam politico e del radicalismo religioso. La parlamentare sostiene che Fallaci sia stata isolata e attaccata per avere sollevato questioni che, a suo giudizio, oggi sono diventate ancora più attuali. Le tre eurodeputate chiedono inoltre a livello europeo la messa al bando dei Fratelli Musulmani e, per l’Italia, propongono un registro degli enti religiosi e maggiori obblighi di trasparenza e tracciabilità dei finanziamenti.

La proposta arriva in una data fortemente simbolica. Fallaci morì a Firenze il 15 settembre 2006, dopo una carriera che l’aveva portata sui principali fronti di guerra e davanti ad alcuni dei protagonisti più importanti del Novecento. Inviata speciale, intervistatrice e scrittrice tradotta in numerose lingue, raccontò tra l’altro il Vietnam e intervistò figure come Ruhollah Khomeini, Muammar Gheddafi e Lech Wałęsa. Da giovanissima aveva inoltre partecipato alla Resistenza come staffetta insieme al padre.

A vent’anni dalla sua scomparsa, dunque, il suo nome torna a Strasburgo e Bruxelles non soltanto come quello di una delle firme più importanti del giornalismo italiano del Novecento, ma come terreno di confronto politico sul rapporto tra Europa, identità, libertà e radicalismo religioso.

La richiesta di Ceccardi, Sardone e Cisint punta a trasformare quel confronto in un segno permanente dentro il Parlamento europeo: un’aula dedicata a Oriana Fallaci. Una proposta destinata, proprio come la figura della scrittrice, a far discutere.