Momenti di forte tensione al termine della sfida tra Manchester United e Roma, con la situazione che è rapidamente degenerata nei pressi degli spalti. Dopo il fischio finale si sono verificati scontri e contatti tra le forze dell'ordine e i sostenitori giallorossi: tre tifosi sono stati arrestati, mentre un altro ha accusato un malore durante gli incidenti, rendendo necessario l'intervento dei sanitari, che sono riusciti a scongiurare conseguenze più gravi. Non sono mancati episodi di tensione neppure prima della gara, durante le operazioni di filtraggio, quando un altro romanista era finito in manette. Per tutta la partita, inoltre, i sostenitori capitolini avevano denunciato provocazioni da parte dei tifosi inglesi, culminate nel lancio di monetine e cibo dopo il terzo gol dello United.
A ricostruire quanto accaduto dopo la partita è intervenuto anche l'avvocato Lorenzo Contucci, legale di diversi tifosi romanisti, che attraverso un post su Facebook ha pubblicato la durissima testimonianza di una donna presente allo stadio, a pochi metri dal luogo in cui un giovane sostenitore della Roma è stato immobilizzato dagli steward, rischiando di perdere la vita. La tifosa ha raccontato di essersi trovata davanti a una scena che ha definito «un vero e proprio plotone di esecuzione. Non avevo mai visto una cosa del genere, neanche fossimo nella Striscia di Gaza». Dopo aver ottenuto il permesso di raggiungere i bagni delle donne, avrebbe attraversato da sola il gruppo di steward schierato davanti all'ingresso. Una volta all'interno, ha sentito rumori violenti e le grida di un ragazzo: «Ahi, ahi! Aiuto, aiuto!».
Uscita dal bagno, si sarebbe trovata davanti a un giovane riverso a terra, circondato da quattro o cinque addetti alla sicurezza. «Quello che ho visto non riesco ancora a togliermelo dalla mente. Lo tenevano fermo. Aveva i jeans abbassati, le mutande fuori, la testa girata di lato e la lingua fuori dalla bocca», ha riferito. La donna ha quindi descritto i tentativi di attirare l'attenzione degli steward sulle condizioni del ragazzo: «Oi, oi! He’s not breathing». Insieme ad altri presenti avrebbe iniziato a chiedere disperatamente l'intervento di un medico, gridando: «Chiamate un dottore! C’è un dottore? Doctor! Doctor!».
Secondo la ricostruzione riportata da Contucci, il giovane sarebbe stato precedentemente bloccato nei pressi di un'uscita, gettato a terra e ammanettato, con una forte pressione esercitata sul torace e sulla testa, mentre avrebbe ricevuto anche dei calci. Nonostante ripetesse «I don’t breathe» (ricordate George Floyd?, ndr), nessuno sarebbe intervenuto tempestivamente. Il ragazzo avrebbe quindi accusato un'asfissia cerebrale, rendendo necessarie manovre di rianimazione.
La testimone ha inoltre riferito che inizialmente anche un medico, tifoso romanista presente allo stadio, non sarebbe stato lasciato avvicinare. «Quello che voglio dire è che io quegli steward li ho guardati tutti in faccia. Ho avuto la netta impressione che non si rendessero conto delle condizioni in cui si trovava quel ragazzo. Continuavano a trattarlo come una persona da arrestare, mentre lui aveva perso i sensi. Secondo me, soltanto a quel punto qualcuno di loro ha cominciato a spaventarsi. Lo tenevano come un cane, come una pecora. Non lo dimenticherò mai», ha raccontato, sottolineando di essere rimasta profondamente scossa dall'accaduto. Contucci ha infine fatto sapere che il giovane è stato trasportato in ospedale, si è ripreso ed è successivamente rientrato in Italia. L'avvocato ha quindi ribadito la necessità che l'episodio venga ricostruito e portato all'attenzione pubblica, riportando la testimonianza della donna che ha assistito direttamente alla scena.