Il sildenafil, principio attivo del Viagra, potrebbe avere un effetto inatteso sulla diffusione dei tumori nell'organismo. È quanto emerge da uno studio condotto dal gruppo di ricerca della professoressa Ayelet Erez presso il Weizmann Institute of Science, in Israele, pubblicato il 14 luglio 2026 sulla rivista scientifica Cancer Research.

Il team, guidato dal ricercatore Yarden Ariav, ha scoperto che il farmaco limita la capacità delle cellule tumorali di utilizzare il colesterolo, una sostanza fondamentale per numerose funzioni cellulari. Nei modelli studiati, la disponibilità del colesterolo sembra essere particolarmente importante per le cellule tumorali che si staccano dal tumore originario, si spostano nell'organismo e cercano di colonizzare altri organi: è questo il processo che porta alla formazione delle metastasi.

In pratica, il sildenafil rende più difficile alle cellule tumorali accedere al colesterolo di cui hanno bisogno. Come ci riesce? Il farmaco inibisce un enzima chiamato PDE5, lo stesso bersaglio attraverso cui esercita il suo effetto nella disfunzione erettile. Questa inibizione fa aumentare all'interno della cellula una molecola di segnalazione chiamata cGMP, che si lega a NPC1, una proteina coinvolta nel trasporto del colesterolo all'interno della cellula. Il risultato è che una parte del colesterolo rimane intrappolata nei lisosomi e diventa meno disponibile per il resto della cellula. Nei modelli studiati, questa limitazione riduce la capacità delle cellule tumorali di muoversi e formare metastasi.

I ricercatori hanno anche notato che, di fronte a questa ridotta disponibilità di colesterolo, le cellule tumorali cercano di compensare producendo una quantità maggiore della sostanza. È per questo che, nello studio, la combinazione del sildenafil con le statine - farmaci che riducono la produzione di colesterolo nell'organismo - ha mostrato un effetto più forte: i due trattamenti intervengono infatti su due aspetti diversi dello stesso problema, limitando sia la disponibilità del colesterolo all'interno della cellula sia la sua produzione.

La ricerca ha coinvolto anche scienziati del National Cancer Institute statunitense e di due centri sanitari israeliani, e si è basata su tre tipi di prove: esperimenti su topi, cellule tumorali umane coltivate in laboratorio e l'analisi di vent'anni di dati sanitari relativi a circa cinque milioni di persone iscritte a Clalit, la principale organizzazione sanitaria israeliana. Gli esperimenti di laboratorio hanno riguardato soprattutto tumore al seno triplo negativo, melanoma e tumore al polmone; l'analisi dei dati clinici ha coinvolto anche altri tipi di tumore, come quello al colon e alla prostata. I ricercatori hanno osservato una sopravvivenza più elevata tra i pazienti che avevano assunto sildenafil nei sei mesi precedenti la diagnosi, con un'associazione particolarmente marcata tra chi assumeva anche una statina.

Su questo punto, però, è importante essere chiari: osservare nelle cartelle cliniche che chi prendeva il farmaco è sopravvissuto più a lungo non dimostra che sia stato il sildenafil a causare il risultato. Chi assume il farmaco può essere diverso, per molti aspetti, da chi non lo assume - per età, stato di salute generale, accesso alle cure o altre terapie in corso - e questi fattori possono influenzare la sopravvivenza. Le analisi statistiche possono cercare di tenerne conto, ma uno studio osservazionale non può eliminare completamente il rischio di fattori confondenti.

Per questo gli stessi autori considerano i dati clinici coerenti con il meccanismo osservato negli esperimenti, ma non una prova che il sildenafil sia efficace contro il cancro nell'uomo. La vera verifica dovrà arrivare da una sperimentazione clinica.

“Abbiamo scoperto un nuovo percorso biologico che collega una molecola di segnalazione ben nota alla regolazione del colesterolo all'interno delle cellule, e abbiamo dimostrato come questo meccanismo possa essere sfruttato per ostacolare la capacità delle cellule tumorali di formare metastasi”, ha dichiarato Erez, che oltre a guidare la ricerca è anche medico e preside della facoltà di medicina del Weizmann Institute. Il passo successivo sarà verificare in una sperimentazione clinica se quanto osservato in laboratorio possa tradursi in un vantaggio reale per i pazienti.

Fino ad allora, il messaggio dei ricercatori è chiaro: questo studio non dimostra che il Viagra curi o prevenga il cancro, e i pazienti oncologici non dovrebbero assumere sildenafil con questo scopo al di fuori di sperimentazioni cliniche controllate.