Sequestrate 60mila bottiglie di vino alla Cantina Mezzacorona, una delle realtà vitivinicole più conosciute del Trentino, nell'ambito di un'indagine della Guardia di Finanza di Trento su una presunta frode commerciale. Al centro degli accertamenti ci sono alcune etichette che avrebbero riportato indicazioni non corrispondenti all'effettiva provenienza geografica e all'annata dei prodotti. Secondo l'ipotesi investigativa, una parte del vino sarebbe stata commercializzata come prodotto trentino, pur avendo un'origine diversa.
L'inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Davide Ognibene e condotta dai finanzieri in collaborazione con l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf), ipotizza un giro d'affari illecito superiore a un milione di euro. Gli investigatori ritengono che sul mercato siano state immesse circa 115mila bottiglie con etichette difformi, mentre altre 60mila sono state sottoposte a sequestro.
Le indagini sulla Cantina Mezzacorona e i tre indagati
Nel corso dell'attività investigativa sono state effettuate perquisizioni nei locali aziendali, negli uffici e sui sistemi informatici della cantina. I militari hanno acquisito documentazione, materiale informatico e fatture, che saranno ora sottoposti ad approfondimenti.
Sono tre le persone iscritte nel registro degli indagati: il direttore generale Francesco Giovannini, il direttore commerciale dell'epoca dei fatti e l'allora responsabile della produzione enologica. Le contestazioni riguardano le ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio e di vendita di prodotti con segni mendaci. Anche la società risulta indagata per la responsabilità amministrativa dell'ente.
L'acqua nelle vasche e le irregolarità nei registri
L'indagine ha preso avvio nell'ottobre 2025, durante un controllo sulla filiera agroalimentare e sulla tutela del Made in Italy. Le verifiche, svolte nell'ambito di un protocollo d'intesa con l'Icqrf, avrebbero portato al rinvenimento di acqua di vegetazione all'interno di alcune vasche della cantina.
Su quattro o cinque vasche sottoposte a controllo, in tre sarebbe stata riscontrata la presenza di acqua. La normativa di settore vieta anche la semplice detenzione di questa sostanza negli impianti di produzione vinicola.
Secondo gli accertamenti, l'acqua sarebbe stata utilizzata nel trattamento dei vini attraverso la tecnica enologica dell'osmosi inversa, senza la preventiva comunicazione al registro telematico Sian, il Sistema informativo agricolo nazionale. Per questa violazione amministrativa, la cantina avrebbe già provveduto al pagamento di una sanzione di alcune migliaia di euro.
Le analisi sui vini e le etichette contestate
Gli approfondimenti investigativi sono proseguiti con l'analisi di campioni di prodotti vitivinicoli presso laboratori specializzati in Sicilia, a Catania, e in Veneto. Gli esami avrebbero evidenziato discrepanze tra l'origine geografica e l'annata riportate sulle etichette e le caratteristiche effettive dei vini.
L'esito delle analisi, arrivato a settembre, ha spinto gli investigatori ad avviare ulteriori verifiche per ricostruire le modalità di produzione e commercializzazione dei prodotti coinvolti.
Secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, le indicazioni non corrispondenti al prodotto effettivo avrebbero consentito di vendere vini di qualità inferiore come prodotti di fascia superiore, con un conseguente vantaggio economico per l'azienda. Le bottiglie interessate sarebbero state commercializzate a un prezzo compreso tra 12 e 13 euro ciascuna.
La difesa della Cantina Mezzacorona
La società si dichiara estranea a qualsiasi pratica non consentita dalla normativa. L'indagine riguarda, secondo la difesa, una quantità limitata di prodotto rispetto ai volumi complessivi della cantina.
A rappresentare i tre indagati è l'avvocato Vittorio Manes, che ha definito il quantitativo coinvolto «esiguo» in rapporto alla produzione totale dell'azienda.
«L'azienda ha già avviato le verifiche, verranno effettuati accertamenti tecnici, e verranno fatte delle valutazioni per capire come mai ci siano queste difformità in quella partita, ma già fin d'ora possiamo dire che siamo fiduciosi e convinti di poter chiarire tutto», ha dichiarato il legale.
L'inchiesta è tuttora in corso. Saranno gli ulteriori accertamenti tecnici e documentali a chiarire l'origine delle difformità riscontrate, le eventuali responsabilità individuali e il numero effettivo dei prodotti coinvolti.