Jannik Sinner ha conquistato per il secondo anno consecutivo la coppa del torneo di Wimbledon.
Wimbledon, nel mondo del tennis, non è solo il più antico evento legato allo sport, ma anche il più prestigioso, giocato tra giugno e luglio è l'unico torneo del grande slam ad essere giocato sull'erba. Tra i grandi atleti che si sfidano c'è una tradizione prorompente sul campo e sugli spalti; sul prato esiste un solo colore: il bianco -tra le più antiche e discusse regole del torneo-. Il colore è solo bianco puro, nessuna sfumatura, i dettagli colorati non superano il centimetro e tutti gli accessori, dalle bende alle suole delle scarpe, devono essere bianchi; nel 2013 in molti ricordano che Roger Federer venne mandato a cambiarsi le scarpe per una suola arancione, un po' troppo vistosa.
La regola, e tradizione, del total white look ha ragione di esistere, non solo per l'epoca in cui è stata partorita, ma anche per il retaggio di chi giocava lo sport; il bianco riusciva meglio di altri colori a nascondere gli aloni di sudore dei giocatori, in più, chi si vestiva di bianco candido restituiva l'idea della ricchezza della famiglia d’appartenenza, che poteva lavare quindi spesso i capi.

Sugli spalti del torneo inglese si vede un altro spettacolo, star internazionali e la famiglia reale stessa partecipano all'evento e il dress-code per quanto non sia restrittivo a volte riesce ad essere infranto.
Quest’anno la colpevole è Jennifer Lopez, che negli ultimi giorni sta facendo discutere i media per il cappello Ralph Lauren con tesa fuori misura indossato durante una delle partite, si cerca di capire se la cosa sia stata intenzionale o meno; l'abbigliamento richiesto dalla gara anche sugli spalti è casual ma elegante, banditi sono i messaggi politici, i loghi di grandi dimensioni e i cappelli troppo ingombranti che potrebbero interferire con la visione dei match di altri spettatori. Se quindi si potessero descrivere le regole di abbigliamento con altre parole, queste sarebbe, elegantemente discreti.
Per il Royal box le regole sono un pochino più stringenti ma si tratta solo nel far indossare un completo in giacca e cravatta agli uomini ed un abito adatto alla situazione alle signore in questa zona però il campionato non è borghese ma regale, e quindi giusto che le linee guida siano diverse e più rigide.

Nonostante l'autorevolezza di questo torneo nonostante i limiti di colore e di decoro che si possono avere rimane uno degli spettacoli più belli da vedere perché gli atleti riescono comunque a dare sfoggio delle loro personalità e a omaggiare le proprie origini, sempre attraverso la moda.
Natimi Osaka quest’anno è scesa in campo indossando una splendida cappa-kimono realizzata con antichi abiti da sposa, firmata dalla designer Hana Yagi, dimostrando com il bianco possa diventare tela monocromatica ma materica piena di volumi e consistenze, offrendo al pubblico una performance intitolata “Evolving Ceremony”.