Le merendine, le bibite zuccherate, le patatine e molti degli alimenti industriali consumati ogni giorno dai più giovani sono finiti al centro di un duro monito lanciato da Franco Berrino. In un'intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, il medico ed epidemiologo, già direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha sostenuto che lo zucchero e numerosi prodotti ultra-processati sarebbero in grado di attivare nel cervello gli stessi circuiti della ricompensa coinvolti nei meccanismi della dipendenza.

Secondo Berrino, il problema non riguarda soltanto il consumo eccessivo di zuccheri, ma un intero modello alimentare costruito intorno a prodotti studiati per risultare irresistibili. L'esperto evidenzia come molte aziende del settore abbiano perfezionato negli anni formule e combinazioni di ingredienti capaci di stimolare continuamente il desiderio di consumare ancora, generando un comportamento che, per alcuni aspetti, ricorda quello osservato nelle dipendenze.

Berrino richiama anche alcune ricerche internazionali secondo cui grandi gruppi dell'industria alimentare avrebbero adottato strategie commerciali e di sviluppo dei prodotti già utilizzate in passato dall'industria del tabacco. L'obiettivo sarebbe quello di massimizzare il gradimento del consumatore attraverso alimenti sempre più appetibili e difficili da abbandonare.

Particolarmente preoccupante, secondo l'epidemiologo, è l'impatto sui bambini. Fin dalla prima infanzia molti minori vengono esposti a snack, bevande zuccherate e prodotti confezionati attraverso campagne pubblicitarie aggressive e confezioni pensate per attirarne l'attenzione. Una situazione che rischia di consolidare abitudini alimentari scorrette già nei primi anni di vita.

Berrino sottolinea inoltre che numerosi studi scientifici hanno associato il consumo frequente di alimenti ultra-processati a un aumento del rischio di obesità, diabete, malattie cardiovascolari e altre patologie croniche. A pesare non sarebbero soltanto zuccheri e grassi, ma anche la presenza di additivi, conservanti ed emulsionanti largamente utilizzati nella produzione industriale.

Per questo motivo l'esperto invita le famiglie a prestare maggiore attenzione alle etichette e a privilegiare alimenti freschi e poco lavorati. La raccomandazione è quella di tornare a una dieta più semplice e vicina alla tradizione mediterranea, limitando il più possibile il consumo di prodotti confezionati che, secondo Berrino, stanno contribuendo a modificare profondamente le abitudini alimentari delle nuove generazioni.